La grandinata

“Una Fiorentina siderale polverizza una Roma catatonica”. Si poteva cominciare così o in mille altri modi un articolo che raccontasse quello che è successo mercoledì sera al Franchi nei quarti di finale di Coppa Italia. Tanto, in ogni caso, sarebbe stato impossibile rendere l’idea della situazione. La partita, come tutti sanno, è finita sette a uno per la Viola, con tripletta di Chiesa, doppietta di Simeone (e qui si entra nel miracolistico) e gol sparsi di Benassi e Muriel (si, ancora lui, arrivato al quarto centro in tre partite). Tecnicamente parlando, la Roma si è offerta come vittima sacrificale al tipo di gioco che la Viola attualmente preferisce. Bastava, infatti, dare un’occhiata alla formazione iniziale messa in campo da Pioli, con tre attaccanti veloci e perforanti, per capire che il suicidio tattico sarebbe stato lasciare loro troppo spazio. Cosa puntualmente avvenuta. Lasciare campo a Mirallas, Chiesa e Muriel (soprattutto a questi ultimi due) equivale a offrirsi come vittime sacrificali. Considerando anche la loro notevole bravura. E considerando che Chiesa sta colmando anche l’unico deficit che gli si riconosceva, quello di essere poco prolifico in fase realizzativa. Insomma, la partita è cominciata e finita quasi subito. E nessuno, vedendo i primi approcci, aveva dubbi sull’esito finale. Una Roma arrancante e una Fiorentina volante, non poteva che concludersi in quel modo. Magari nessuno si aspettava sette reti, ma quando trovi l’avversario giusto… non ti vergogni nemmeno di uccidere un uomo morto.
In semifinale la Viola troverà l’Atalanta e non la Juventus, come tutti prevedevano. Gli orobici hanno strabattuto i bianconeri seppellendoli sotto un incredibile tre a zero. Non sappiamo se è un bene o un male per la Fiorentina. Gasperini è probabilmente l’unico allenatore italiano che riesce a tirare fuori il sangue dalle rape, se è vero che molti giocatori andati via da Bergamo sono adesso in grande difficoltà (vedi Cristante a Roma, giusto per fare un esempio). Per adesso, Firenze si gode questa gioia enorme, onestamente imprevista. Il futuro, del resto, è sempre un ipotesi. Anche quello di Chiesa.

Duccio Magnelli

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