Vita al Campo di Marte. Seconda parte

Un’attività che tutt’ora esiste, dall’epoca storica, è il barbiere Sauro in Via Mossotti. Grande amico di mio babbo, al quale chiedeva di tagliargli i capelli, essendo Vasco un ex parrucchiere che, come già raccontato, aveva lavorato da un certo Ruggero, in via lungo l’Affrico durante il periodo bellico. Vaschino raccontava spesso che, in quegli anni di guerra le persone ed i clienti erano molto diversi da ciò che possiamo immaginare oggi. Se pensiamo soltanto che, negli Stati Uniti dal barbiere si poteva addirittura chiedere di cavare i denti.

Ricordo che, un racconto impressionante di mio babbo era, quello, di quando descriveva il modo di fare la barba con il rasoio e la schiuma a “certi” soggetti. Siccome moltissimi erano operai e contadini che lavoravano duramente nei campi, oltre ad essere molto magri per via della malnutrizione in quegli anni di guerra ed anche, per la scarsità dei denti.

Denti che, spesso, mancavano quasi totalmente nelle loro bocche. Mi descriveva Vasco che, molte volte, doveva ricorrere al sistema uovo di onice.
Si trattava di inserire in quelle bocche striminzite e sdentate un uovo di onice che potesse “stendere” la pelle delle guance e rendere così possibile la rasatura al barbiere, impedendo così di procurare dei tagli sulle increspature delle pelli raggrinzite dei clienti! Vi lascio immaginare come, poi, venissero disinfettate quelle uova. Una bella sciacquata con acqua del rubinetto e via…Avanti il prossimo!

Sempre in via Mossotti c’era il famosissimo lattaio Giulio, faceva impaurire con la sua vocetta Jack, il quale ci vendeva il Mukki nel tetrapak piramidale. Senza dimenticarsi di Nello, il meccanico, sempre in compagnia della sua mogliettina Irma.

In via Marconi invece, davanti alla fermata dell’11 c’era il pizzicagnolo Mario con la di Lui moglie Rina, nata a Bologna, che parlava un idioma strano a cavallo tra l’emiliano e il fiorentino. Alla pizzicheria si faceva tanta della nostra spesa di vettovaglie e, per me ragazzino, cominciarono là le raccolte dei “Coccoli” animaletti di plastica colorata che venivano regalati col formaggino Mio. Con i punti della De Rica ebbi in regalo Gatto Silvestro gonfiabile col quale ci giocavo a punchingball! Mentre mia sorella vinse la Mucca Carolina e Susanna (Tutta panna).

Bei tempi, non tanto per la situazione economica della mia famiglia ed in generale per quella di tutti, ma proprio per quei “rapporti sociali” che intercorrevano tra le persone anche se solo conoscenti. Ricordo ad esempio che, mia mamma, benché non navigassimo nell’oro, donava i nostri vestiti che non usavamo più ad altre famiglie più bisognose della nostra. Ma anche che, nel vicinato ci conoscevamo tutti ma proprio Tutti! Non poteva succedere qualcosa anche di piccola entità che non si venisse a sapere; oppure che qualcuno sparisse senza che gli altri non si domandassero il perché. Oggi, che abbiamo tutti in mano un telefono e siamo collegati costantemente con tutto il mondo, non riusciamo a vedere l’anziano che, sotto casa, ha bisogno di una parola buona ed una carezza.

Paolo Sorelli

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