Sfera Ebbasta, l’uso che facciamo dei social e i nostri giovani

Se n’è parlato tanto, forse pure troppo. La levata di scudi nei confronti di Sfera Ebbasta, è del tutto condivisibile. Di certo ad aver fatto morire sei ragazzini e una mamma non sono state le parole di un Trapper qualunque che dall’arte di smussare la lingua italiana ne ha derivato anche il nome, Sfera. Forse avrà anche ritenuto di farlo nel modo migliore, al di sopra di tutti i suoi colleghi, un po’ alla Deutschland uber alles in der welt, quindi Sfera uber alles in der welt, e di conseguenza, con i dovuti arrotondamenti Sfera e basta.

Nell’ambiente lo sanno tutti che raddoppiando al punto giusto è facile far rimbombare i cuori di tante ragazzine, perciò avrà pensato che con due b e basta avrebbe avuto un suono più autoritario e sicuramente sarebbe bastato per far credere che il proprio idolo fosse davvero il migliore, il più fico, il più cazzuto, scusatemi il termine ma è come una malattia contagiosa fate attenzione, e quindi ecco pronto anche il cognome.

Cercando di sintetizzare, oggigiorno la musica più in voga tra i giovanissimi, il fratellino di una mia amica che frequenta la quinta elementare ne è totalmente rapito, è la musica Trap, da Trapping, ossia spacciare. Una sorta di hip hop che in wikipedia viene definita come una musica caratterizzata da testi cupi e minacciosi, in cui viene cantata la vita di strada tra criminalità e disagio, la povertà, la violenza, lo spaccio di sostanze stupefacenti, e le dure esperienze che l’interprete (in wikipedia artista) ha affrontato nei dintorni della sua città, mentre la parte strumentale è realizzata … con melodie minimali, ripetitive, aggressive e/o
ipnotiche
. Uno tra i maggiori esponenti del genere è senza dubbio Sfera, di nome, e Ebbasta, di cognome.

A furia di scriverlo e leggerlo questo nome comincia a non sembrarmi neanche troppo diverso da quello di Lucio-Dalla, Franco-Battiato, Roberto-Vecchioni, Sfera-Ebbasta, perché non può essere? Oddio Francesco De-Gregori è già un po’ ritmicamente diverso. Ma non divaghiamo a vanvera.

Per lasciarvi comprendere meglio vi riporto di seguito un paio di estratti dei suoi testi. Uno, piuttosto emblematico e che ultimamente è girato molto sui social, è questa seconda strofa della canzone HEY TIPA:

Hey troia! vieni in camera con la tua amica porca quale? quella dell’altra volta faccio paura,
sono di spiaggia vi faccio una doccia, pinacolada bevila se sei veramente grezza, sputala poi
leccala leccala limonatevi mentre Gordo recca gioco a biliardo, con la mia stecca solo con le buche solo con le stupide ‘ste puttane da backstage sono luride che simpaticone! vogliono un cazzo che non ride sono scorcia-troie siete facili, vi finisco subito “Mi piaci, gioco hard” dubito
di te tipa, che vieni a casa mia con la tua amica se non è una quinta amicca.

Di fatto il testo di sopra è senza dubbio quello che più di tutti riesce a suscitare in ognuno, con un po’ di senno nel capo, una certa avversione nei riguardi di colui che pronuncia tali parole messe assieme alla rinfusa.

Personalmente sentir cantare questa canzone provoca in me un forte prurito alle mani. Una sensazione che solo ciò che non riesco a comprendere, forse perché al di sotto dell’umana soglia di comprensione, riesce a destare. Credo si tratti della stessa sensazione che provava mio padre un attimo prima di liberarsene battendo piuttosto forte la sua spessa mano sul mio deretano, come direbbe il signor Ebbasta sul mio culo,
quando commettevo qualcosa di stupido ed odioso. Il secondo pezzo, tratto dal brano POPSTAR, è simile a tutto il resto dell’intera produzione di Ebbasta, ossia un misto di frasi enfatiche in cui in maniera autoreferenziale si afferma di essere belli, forti, ricchi tra colleghi poveri, di avere la macchina più veloce, il cellulare che scoppia per le chiamate delle ragazze che renderà importanti permettendo loro di praticargli
una fellatio e basta, cioè nel senso di niente più di questo.

Sfera Ebbasta mucha salsa, huh Euro ballano la samba (i-aah) Ordino la tua ragazza (huh) Su
Just-Eat come la pasta (uh, yah, yah, yah) Coupé sfreccio come Batman (skrt skrt) Nella giungla
come Tarzan (huh, skrt skrt) Sto scappando sono Pac-Man (uh, yah, skrt skrt) Questi infami
alle calcagna (huh, yah, skrt skrt) Ho fumato tutto il week-end, week-end Non cazzeggio faccio
business, business Ho portato due-tre amiche (pss pss) Culi senza cellulite, huh Non ci vengo
al tuo party, ehi Sto fumando cookies, mi è arrivata col taxi A volte mi sento Justin, ehi (ahah)
Strillano le ragazze, mi invidiano i ragazzi E mi chiedi come si fa A fare i soldi, a fare la vita
da star A essere famoso come una popstar Ho più volte cercato la risposta, ehi Ma non lo so,
fra, come si fa (skrt skrt) A uscire con quelle tipe di Instagram Le foto e le firme come una
popstar A brillare al polso come una giostra, ehi Io non lo so, fra, come si fa.

Ebbene dopo aver letto questi due brevi estratti ed aver constatato la profonda considerazione del genere femminile che questo intrigante ragazzo esprime nelle sue canzoni, verrebbe da pensare che ai concerti di
Sfera non ci siano dopotutto tante ragazze e che i suoi fan non possano essere tanto numerosi. Alla fine cosa dirà mai d’importante, quale senso estetico o quale grande valore sono racchiusi tra le righe delle sue liriche?
Macché, il suo pubblico non ha fine e addirittura alcune ragazzine vengono accompagnate da mamme a dir poco disponibili, di ampie vedute, quasi masochiste, che accompagnano le proprie figlie ad essere insultate da Ebbasta nel modo più truce e squallido possibile.

La responsabilità della tragedia avvenuta ad Ancona non è sicuramente imputabile a Sfera Ebbasta. La tentazione a dare la colpa a una sola persona è forte, ma le responsabilità risiedono, come spesso accade, in una concomitanza di elementi che vanno dalla scarsa sicurezza degli ambienti, per cause umane e strutturali, e a gesti stupidi compiuti da stupide mani
adolescenziali allo scopo di sentirsi protagonisti di una canzone, per essere belli, forti e bastardi come la Star che dice Hey tipa!.

Un’ultima considerazione sull’esercito di artisti ed intellettuali che si sono schierati a difesa del povero e sfortunato Ebbasta deve essere pur fatta. Non tutto ciò che viene acclamato ha effettivamente il valore che in apparenza sembra avere. Se a una persona qualunque viene messo un pennello in mano e gli viene chiesto di dipingere qualcosa su una tela, a meno che non abbia una dote trascendentale, cosa assai improbabile, produrrà un artefatto che non potrà assolutamente essere messo accanto a un San Giovanni di Caravaggio. Similmente accadrà se gli viene chiesto di scrivere alcuni versi, in quanto ciò che produrrà potrà difficilmente essere paragonato al sonetto di Foscolo Alla sera. Per sfiorare alti livelli artistici, ma anche scientifici, è necessaria senza dubbio una lunga e metodica preparazione, avvalendosi di esempi importanti, e di un forte significato a cui dare forma appunto tramite la tecnica e la preparazione. Con l’avvento di internet, ed in particolare dei social media, stiamo vivendo l’era del relativismo culturale in cui tutto ha il diritto di esistere anche se falso e vuoto, anche se genera odio e malessere, anche se fa vittime e crea distanze chilometriche tra le persone. Il rischio di andare alla deriva perdendo di vista ciò che realmente conta è concreto.

In questo scenario apocalittico abbiamo bisogno di selezionare la gigantesca mole di informazioni che ci arriva senza filtri, o al contrario fortemente manomesse, senza che ci venga data possibilità di scelta. Ecco, l’errore che viene spesso commesso è quello di dire ai nostri figli cosa è giusto e cosa è sbagliato. Ciò che sopra ogni cosa tornerà utile per loro, per noi stessi e per il futuro di tutti è dotare i più giovani di un criterio di scelta. I nostri figli devono essere educati a scegliere. Dobbiamo aiutarli ad essere in grado di vedere il bello e a saper ricercare le virtù lì dove sono celate in un mondo affollato dal non senso e dall’effimero.

Paolo Maddalena

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