Paolino racconta: la vita al Campo di Marte


“Torno a casa e rivedo in un attimo, un bar, una strada, una chiesa”

Claudio Baglioni


Sono nato in cima a via Giovanni Inghirami a quattrocento metri dalla curva Fiesole, dalla quale sentivo, ogni domenica pomeriggio mentre giocavo col mio triciclo o col mio go-kart, provenire le note dell’inno di Narciso Parigi e, poi, il boato dei gol quando la Fiorentina marcava!

L’unico cruccio che ho è di essere stato troppo piccolo per assistere all’ultimo scudetto Viola ma, avendo visto giocare Antognoni mi ritengo Molto soddisfatto lo stesso.

In fondo a via Inghirami c’era il bar Primavera dove si poteva giocare a flipper, ma noi si chiamava biliardino, dove si potevano trovare le gomme (chewing-gum) o meglio ancora le ciuingam! Il bar era gestito da tre coppie di baristi, mi ricordo solo il nome degli uomini però. Uno si chiamava Varo, poi c’era Franco e l’altro Giulio, con le rispettive mogli. Tutti e sei molto amici dei miei genitori perché, la mia famiglia, alla fine degli anni cinquanta ci andava spesso a vedere la TV.

Davanti a casa mia c’era un falegname che costruiva e vendeva mobili; si chiamava Franco Pomaranzi il quale, aveva arredato il nostro salotto quando mia sorella chiese ai nostri genitori di riarredarlo perché, la sera, diventasse la nostra camera da letto. Come molte case in quegli anni, anche la nostra si dotò di lettini a scomparsa dentro il mobile grande di salotto che, di notte, venivano estratti e allungati per accoglierci a dormire.

Tornando a via Inghirami ed entrando in Piazza Leopoldo Nobili subito sulla destra si trovavano le pompe di benzina dei Fratelli Bruscaglioni (paraponziponzipó) cantava Vaschino per salutarli la mattina sulle note di Osteria numero uno; subito dietro alla stazione di carburanti c’era la pizzicheria Calderai dove si poteva acquistare roba prelibata e costosa.

Dalla parte opposta della piazza, partendo dall’incrocio con via Carnesecchi, si poteva comprare la carne dal macellaio Aldo, poi trasferitosi nei primi anni settanta in Costa Rica, il quale aveva lasciato il negozio ad un suo lavorante Livio che, a sua volta, trasferendosi in via Marconi con la sua attività lasciò al subentrante Duilio.

Accanto c’era l’ortolano Osvaldo con la moglie Carla tifosissimi Viola ed accanto, l’oreficeria di Aldo Borghini. Ma quello che più interessava a me ed a tutti i ragazzini del quartiere era il negozio di quattro sporti che sorgeva dopo l’orefice: il Bigozzi!
Chi è del Campo di Marte come me, ha già fatto un balzo con la memoria e starà sorridendo ripensando a tutti i soldatini (bambole per le femmine) dell’Atlantic ed a tutte le macchinine Matchbox in miniatura che avrà acquistato in quel negozio!
Oltre a navi e aerei da costruire della Airfix, dal biplano del barone rosso all’F104 e dalle caravelle di Colombo al Titanic! Oltre, poi, a tutto lo scibile del caramellaio esistente che, i miei denti tutti otturati, ricordano perfettamente.
L’odore che si respirava in quell’emporio era composto da un mix di zucchero filato-cellulosa-spezie e gomma da cancellare. Mi ricordo la figura del vecchio titolare lo Sbolgi, con i suoi capelli imbrillantinati gli occhiali alla Jannacci vestito sempre con il suo camice verde lucido.

Proseguendo oltre l’incrocio con via Rosolino Pilo c’era l’edicola del Segoni ex giocatore della Fiorentina degli anni ‘30/‘40 gestita insieme al figlio Giancarlo dove acquistavo i miei fumetti preferiti, da Topolino a Zagor da il Monello ad Akim (una sottomarca di Tarzan). Poi, negli anni settanta ci fu una preziosa riedizione di fumetti della gloriosa editrice Nerbini di Firenze che, andavano di moda durante il Ventennio quelli di Cino e Franco due ragazzini italiani che, rigorosamente coi loro pantaloni alla Zuava, sulla falsariga del francese Tin Tin risolvevano casi anche di spionaggio internazionale. Oltreché alle figurine dei calciatori Panini ed altre collezioni per ragazzi di animali ed altro. Anche le enciclopedie come quella della De Agostini chiamata Gli animali e la loro vita curata da Folco Quilici noto documentarista del piccolo schermo. Infine, a proposito delle enciclopedie a dispense settimanali, ricordo una favolosa edizione delle Fiabe sonore della fine degli anni ’60 di Pinocchio raccontata da un cast d’eccezione con a capo Paolo Poli che dava voce al famosissimo Burattino di Carlo Lorenzini!

Subito a fianco dell’edicola del Segoni, sull’angolo tra Piazza Nobili e via Marconi c’era – e c’è tuttora – la Farmacia Centostelle che, risponde a tutti quelli che, oggi, chiedono : “Perché la Margherita Hack affermava di essere nata all’incrocio con via delle cento stelle se la strada che incrocia via caselli dove è nata l’astrofisica è via Guglielmo Marconi?”
Prima della morte dell’inventore della Radio quel pezzo di strada che va dal viale dei mille fino a piazza San Gervasio si chiamava via delle Cento stelle e terminava il suo corso lungo il torrente Affrico.

Paolo Sorelli

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