Questa è la storia di Villa Arrivabene…e del suo giardino

Rischiava di scomparire con l’assedio di Firenze, invece miracolosamente si è salvata. Poi è sopravvissuta ai lavori di Firenze Capitale. Si tratta di Villa Arrivabene sede del Q2: questa è la sua storia.

Uno dei tesori più belli del nostro quartiere stava per scomparire. Abbandonata al suo destino, fu salvata dal Comune di Firenze che l’acquistò nel 1975 e gradualmente la riportò al suo antico splendore facendola diventare successivamente il fulcro di tutto il nostro quartiere.

Sto parlando della nostra villa, la sede del nostro quartiere 2: Villa Arrivabene. La storia di questa bellissima struttura inizia all’incirca nel XIII secolo, quando la villa vede la sua nascita come avamposto militare e successivamente, dopo la fine della disputa con la vicina Fiesole, a casa signorile. Tutta l’area intorno alla città di Firenze fu ripopolata e quella era, per così dire, assoggettata a casa di campagna. Oggi ci ci sembra incredibile, immersa com’è nel tessuto urbano.

Nel 1427 la casa apparteneva alla Famiglia dei Gianferrazzi, poi passò sotto la proprietà degli Andreotti da Udine e nel 1503 fu acquistata da GiovannVittorio di Tommaso Soderini. Un colpo di fortuna, chiamiamolo così. In uno dei miei articoli per il blog, ho parlato dell’assedio di Firenze del 1529/30 che portò alla distruzione del monastero benedettino che si trovava all’incirca nel viale Pacinotti angolo viale Dei Mille. Fu raso al suolo essendo un edificio che si trovava fuori dalle mura storiche e che poteva essere usato dalle truppe di Carlo V come baluardo di difesa.
La stessa sorte, ma meno infausta, toccò proprio alla sede del nostro quartiere, che venne parzialmente demolita, sopratutto dal primo piano in poi. Grazie proprio a GiovanVittorio di Tommaso Soderini, partirono i lavori di ristrutturazione per tramutarne anche l’aspetto che passò ad essere quello di una villa rinascimentale. Il Soderini era un famoso botanico e creò degli stupendi giardini all’italiana, poderi ed orti. Il botanico era solito cimentarsi in esperimenti e studi sulle piante, e i giardini bellissimi erano divisi in quadrati solcati da viottoli, con grandi vasi di terracotta per gli agrumi, fontane imponenti e tutta una serie di di sistemi di canalizzazione tra cui uno strumento denominato la grande macchina per il sollevamento dell’acqua del torrente Affrico.

La località fu denominato L’orto dei Soderini o ancora Il Giardino. Questo appellativo di Villa il Giardino fu portato avanti fino all’800.
Dopo i Soderini la villa ebbe altri proprietari, come gli Alamanni, poi Bartolomeo di Francesco Bourbon del Monte nel 1615. Quest’ultimo apparteneva ad una nota famiglia della Alta Val Tiberina, che enumerava tra i suoi membri diversi capi di stato e condottieri. Il Granduca di Toscana affidò diversi incarichi a questa famiglia una volta saputo che si era trasferita a Firenze.

Questa accoglienza fu celebrata dai Bourbon del Monte con una serie di lavori all’interno della Villa per raccontare le gesta familiari, come le guerre di religione in Fiandra e quelle contro i Turchi in Ungheria e nel Mar Mediterraneo. I lavori consistevano nella decorazione delle pareti della loro dimora, articolati in vedute della città, emblemi, immagini e trofei di guerra e figure allegoriche. Commissionati verso il 1630, i lavori furono affidati ad un nutrito gruppo di artisti della bottega di tal Poccetti.
Sempre nello stesso periodo la villa fu ristrutturata anche nella sua interezza, per assumere quelle che sono le dimensioni attuali.
Verso il 1864 la famiglia Bourbon decise di vendere la villa per trasferirsi in una nuova proprietà acquistata in via dei Fossi e così essa fu acquistata da Emilio Forini, un ricco commerciante che era proprietario di molte farmacie.

A quel tempo i giardini all’italiana del Soderini erano stati sostituiti da boschetti percorsi da vialetti un po’ tortuosi. Purtroppo tutto ciò scomparve per via degli espropri in merito alla costruzione della linea ferroviaria per Arezzo e per raddrizzare il corso del Fiume Affrico.
Il prato a nord dell’edificio fu espropriato per realizzare l’ultimo tronco della ferrovia Firenze- Roma, il cui percorso si trovava in via Scipione Ammirato. Si rese necessario costruire una sorta di sottopassaggio dei binari per poter collegare la villa ai suoi poderi. Purtroppo questi ultimi vennero in maggioranza di nuovo espropriati tra il 1890 e il 1900 per i lavori di costruzione della nuova stazione del Campo di Marte.
Anche il Poggi influì molto sul destino delle proprietà della villa, in quanto il suo piano di urbanizzazione della zona compresa tra l’Affrico ed i viali prevedeva un totale spostamento del corso del fiume a noi noto e purtroppo la Cappella della famiglia Bourbon del Monte fu completamente distrutta da questa rivoluzione urbanistica.
Nel 1885 morì il proprietario Emilio Forini e la villa venne ereditata dalla figlia.

Chiara Giovannini

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