Coverciano com’era

Ricordi dal 1962. La vita quotidiana in un rione in trasformazione.

Mi sono trasferita a Coverciano nell’ottobre del 1962. Avevo 10 anni. I miei, con molti sacrifici, erano riusciti ad acquistare una casa. Ricordo ancora la gioia di mia mamma che mi diceva: “Cristina abbiamo una casa tutta nostra adesso sei contenta?” Sì e no. Lasciavo alle mie spalle la casa natale, un bellissimo giardino, i compagni della scuola elementare, via Lorenzo di Credi, le passeggiate a Bellariva e tanto altro. Coverciano mi sembrava lontanissima e forse lo era considerato che ci muovevamo spesso a piedi.

La casa, nuova di zecca, con i pavimenti lucidati a piombo che parevano specchi, le piastrelle rosa del bagno e quelle maculate rosa e nere del pavimento (nelle case anni ’60 non ristrutturate si possono vedere ancora oggi) erano la gioia di mia mamma. Tanta bellezza dentro ma fuori? La casa si trovava e si trova tuttora nell’attuale via F. Tozzi allora senza nome. Intorno non c’era niente o meglio non c’erano altre abitazioni e la strada asfaltata, venendo da V.Domenico Maria Manni terminava in via Antonio D’Orso all’altezza del circolo ricreativo Androni.

Per tornare a casa nei giorni di pioggia era una vera odissea tanto e tale il fango che ci inzaccherava le scarpe. La spesa la facevamo in via Antonio D’Orso: il droghiere Giancarlo, la macelleria, il negozio di ortofrutta delle sorelle Papi e la tabaccheria all’angolo con via D. Maria Manni. C’era una piccola COOP ma in via Rondinell, troppo lontana. Per ovviare al fango i condomini, a proprie spese, fecero spargere del ghiaino così fu possibile raggiungere l’ingresso di casa con le auto proveniendo da via Gabriele D’Annunzio.

Le auto di allora: la Prinz, la Simca 1000, la seicento, la cinquecento. La più bella del condominio era quella di mio padre: l’alfa romeo Giulia color blu e tante biciclette, qualche lambretta e due vespine. Questi i nostri mezzi di locomozione di allora. E la scuola? La scuola media non c’era, era ancora in costruzione (edificio prefabbricato) nell’attesa noi ragazzi fummo sistemati provvisoriamente in alcune aule poste in via Fra Bartollommeo con la linea 20 ci arrivavamo con facilità.

Tutti insieme sul bus quanto ci divertivamo! Finalmente a settembre del 1964 (non vorrei sbagliarmi però) in pompa magna fu inaugurata la scuola media di Coverciano intitolata a Lucrezia Mazzanti e lì fummo trasferiti tutti. Non era più necessario il bus la scuola si raggiungeva a piedi.

Ci sembrava bella la nostra scuola anche se in realtà con quelle pareti di lamiera soffrivamo il freddo d’inverno e andavamo in ebollizione al primo caldo sole di maggio che importa eravamo felici di stare insieme. Porto ancora oggi nel cuore i meravigliosi ricordi di quella scuola prefabbricata, dei miei compagni dei miei insegnanti e della spensieratezza tipica dell’età.

Ecco ora Coverciano la sentivo più mia aveva finalmente un’identità definita e cominciai ad amarla sul serio senza più rimpianti, non l’avrei lasciata mai più. D’estate noi ragazzine insieme ai compagni di scuola, passavamo il tempo in un campetto coltivato a piselli: scendevamo un lieve declivio proprio davanti a casa ed eccoci arrivati. Il campo di piselli si trovava all’incirca dove oggi ci sono le abitazioni di via Papini e la pasticceria Cesare.

Qualche anno più tardi iniziarono la costruzione delle nuove abitazioni più o meno come sono oggi. Addio campetto. Pazienza: usavamo la bici allontanandoci un po’ verso via della Torre, oltrepassando la Mensola e raggiungevamo a piedi via della Capponcina. Queste erano le nostre passeggiate di primavera estate fermo restando il rientro a casa prima del calar della sera. Nel 1966 arrivò l’alluvione che sconvolse la nostra meravigliosa Firenze ma il quartiere di Coverciano non fu coinvolto: l’acqua si fermò in piazza San Salvi. La vidi completamente sommersa: ho ancora oggi viva nella mente quell’immagine! Tutto il quartiere rimase privo per almeno un mese di acqua potabile ma per fortuna in via G.D’annunzio si trovava ( si trova ancora) l’acquedotto di Settignano, non contaminato e allora : tutti n fila armati di bottiglie e stagnette da riempire. Lunghe file sì ma nell’attesa avevamo modo di parlare, di conoscere persone insomma di socializzare allargando così in modo positivo le relazioni interpersonali. Nel disagio anche quella esperienza ci arricchì. Il tempo passa in fretta, si cresce si diventa adulti la vita cambia così come è cambiato da allora ( dal 1962) Coverciano ma io non ho mai voluto lasciare il mio quartiere, mi sono spostata solo un po’ rispetto a via F. Tozzi (molto poco in verità). La casa del 1962 è ancora là ed è ancora mia, fedele custode dei ricordi più belli quelli legati all’adolescenza e alla giovinezza. Scusate la lunghezza ma quando scrivo mi lascio sempre prendere la mano anzi la penna!

Maria Cristina Calamai.

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