Quando Antognoni…si fece male

Quel giorno allo stadio quando il cuore di Antognoni si fermò per trenta interminabili secondi.

La domenica a pranzo eravamo sempre da mia mamma. Prima ad acquistare le paste o dal Villani o dal Buscioni, poi col pacchettino ben confezionato e regolare fiocchettino rosso, via a casa della mamma.
Già, il fiocchettino rosso! Solo a Firenze, in altre città te le mettono in un sacchetto di carta e ciao.

Quando al Franchi giocava la Viola mia mamma raccomandava : “Non arrivate tardi, mica possiamo mangiare di volata!” Sì, allora le partite, tutte, si giocavano alle 15.00 e chi voleva vederle doveva per forza andare allo stadio, magari portandosi dietro la radiolina transistor per conoscere cosa facevano le altre, dalla voce dei radiocronisti di tutto il calcio minuto per minuto. Quel giorno era uno di quelli. La Fiorentina avrebbe giocato contro il Genoa. Io avevo l’abbonamento in curva Ferrovia mia sorella, più abbiente, in tribuna centrale. Lei poteva attardarsi di più a tavola io invece dovevo fuggire presto perché in curva il posto riservato non c’era e quando il meteo minacciava pioggia dovevamo imbacuccarci e indossare sopra il cappotto la mantellina impermeabile colorata. Quando eravamo giunti sugli spalti quelle mantelline variopinte coloravano lo stadio, sì mi piaceva anche questo.

Forse fu colpa degli spaghetti all’amatriciana o forse dei saccottini di cavolo verzotto o delle paste alla crema chantilly, sta di fatto che quella domenica mi attardai troppo e quando giunsi allo stadio non fu possibile salire neppure un gradino. Il settore era affollatissimo di tifosi genoani. Io e tanti altri che erano lì, senza posto, senza possibilità di vedere neppure un centimetro di campo, cominciammo a bofonchiare prima garbatamente poi non più, finché giunse sul posto un addetto alla sicurezza che ci invitò a seguirlo. Fummo spostati dall’altra parte dello stadio, quasi a bordo campo sotto la tribuna coperta.

Era il 22 novembre 1981. Fischio di inizio e contestuale inizio cori della curva Fiesole. Non ricordo tutti i nomi dei giocatori in campo, ma Lui, il nostro Capitano, unico 10 lo riconosco subito e, da quella postazione di fortuna, lo vedo anche meglio! Siamo sul risultato di parità, 1 a 1 quando Graziani viene atterrato in area e sul dischetto si posiziona lui, il nostro Giancarlo Antognoni, freddo come sempre non sbaglia! Siamo in vantaggio. Giancarlo non si risparmia mai e, anche in quell’occasione, lo vedo correre verso la porta avversaria colpisce il pallone di testa ma il portiere genoano, Martina gli va incontro: uno scontro durissimo e Giancarlo a terra, immobile. Capisco subito che è accaduto qualcosa di grave. Lo stadio è muto, ma io, così vicina, vedo correre verso la panchina un calciatore, non so chi, con le mani nei capelli che grida: “E’ morto, è morto!” Si alzano immediatamente il massaggiatore, il medico della Fiorentina e del Genoa. Io, e gli altri vicini, non riusciamo neppure a dire una parola, quelle grida mi riecheggiano nelle orecchie, Non vedo più niente, odo parole confuse giungere dal capannello di persone che si è formato nel frattempo intorno al Capitano, giocatori, dell’una e dell’altra squadra, seduti per terra, con le mani si coprono il volto, non è trascorso molto tempo dall’incidente forse mezzo minuto, lungo un’eternità. Lo stadio, gremitissimo, è muto in attesa di qualche notizia ufficiale, avrei potuto udire anche un colpo di tosse in quel surreale silenzio. Dopo arriva la barella e Giancarlo viene portato via. Ricordo però che non si muoveva ancora. Ventitré minuti dopo lo scontro con Martina, l’altoparlante dello stadio dà la notizia che tutti aspettano: Antognoni si è ripreso. Segue un applauso lunghissimo, liberatorio, la grande paura è passata. Quel giorno il cuore di Antognoni si fermò per trenta secondi dopodiché riprese a pulsare grazie anche e soprattutto alle cure immediate prestate dal medico del Genoa.

Non chiedetemi come finì l’incontro perché non lo ricordo, né perché il caso volle che mi trovassi così vicina al campo quel giorno, certo è che a distanza di tanti anni non ho dimenticato niente di quei terribili minuti vissuti in presa diretta. Il resto lo sappiamo tutti.

Maria Cristina Calamai

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