I miei campini

Paolino racconta: i campini parte prima. 

Sono io, con i pantaloni corti ed una crosta di sangue raffermo sul ginocchio sinistro, quello che già allora costituiva il mio tallone d’Achille.

Sono io, col pallone Super Tele sotto braccio, che mi incammino dal numero sedici di via Giovanni Inghirami nei primi anni settanta, scendendo da via Giovan Battista Amici attraversando piazza San Gervasio e Protasio passando davanti al forno di Magazzù e fermandomi, in Piazza Antonelli, alla gelateria di Renzo Villani che, con cinquanta lire mi fa gustare un cono crema e cioccolato da far rizzare i morti!

Sempre io che, svoltando in via Volturno, mi fermo davanti alle biciclette di Dorando Berti a rimirare la mia ( futura ) bicicletta Cross col sellino lungo arancione che mi guarda con le sue manopole colorate di giallo e mi si promette come una fidanzatina. Già mi vedo sfrecciare su una ruota ad inseguire i fratelli Bolivia, che non ho mai saputo se era un soprannome per via delle loro facce da indios oppure il loro vero cognome. Sulle montagnole davanti ai Campini dove avevamo il Nostro Quartier Generale, appunto, indove si creavano e studiavano strategie insieme al mitico Lignite, per poter battere quei Bolivia che, su quelle montagnole ci facevano sputare sangue con le loro acrobazie sulle loro “due ruote”. Sputare sangue sì, perché, appena ci si avvicinava, ci tiravano delle Zollate di terra che, quando le prendevi in faccia ti stordivano fino all’ora di cena.

Entravo nei Miei Campini col pallone sotto braccio ed era subito Match! Mi sentivo già grande per gli scivoli, anche se, Quello alto davanti alla casa del guardiano era, per le mie vertigini, un osso ancora duro da scalare. Pari e dispari per decidere chi faceva le scelte dei compagni per primo ma, io che avevo il pallone sceglievo per primo Quella volta! Andrea il biondo, numero dieci Naturale, era il Mio Antognoni, Enrico ( Chicco) un’ala che sapeva nasconderti il pallone fino a buio, in difesa un roccioso difensore come Simone e, poi, io in porta che volavo da palo a palo come Felix, non il gatto dei cartoni che mia mamma chiamava Mio Mao, ma l’allora portierone del Brasile Félix Miéli Venerando, campione del mondo di Mexico ’70 ai danni della Nostra Italia che, però, era entrata nel mito dopo la semifinale dell’Azteca rifilando il famoso 4-3 ai crucchi che, da allora, se la fanno sotto quando ci incrociano!

Che sudate e quante corse in quei Campini un po’ erbosi e Molto Molto polverosi! Dopo due ore tirate a fuoco di calcio a tutto campo, sì perché io facevo il “portiere volante”, si andava tutti di corsa ( tanto s’era corso poco..) a bere alla fontanella nella piazzola davanti al bar Maratona e, lì c’era il solito Nanna, un vecchietto con il suo berretino a coppola bianco latte che, in sella al suo carretto a pedali, ci faceva assaggiare una granita raschiata direttamente da un “Troncone” di ghiaccio, con un attrezzo che ho visto solo in mano a Lui, con il quale, ci riempiva un bicchiere di plastica di ghiaccio tritato guarnito da sciroppo Fabbri alla Menta o all’Amarena oppure all’Anice. Che gusto, Pagherei una cifra per riassaporare Quella granita.

Ero un bambino scaltro e temerario, quella volta che saltammo, io e Paolo Rossi Ferrini, la cancellata del Campo di Baseball per andare a giocare sul pratino rasato e soffice che si meritava il pallone Super Santos arancione di 420 grammi ( Molto più professionale del povero e volante Super Tele ) la combinai grossa : nel tentativo di scappare dopo aver giocato, di soppiatto, nel Campo Proibito ed inseguiti dal guardiano, mi infilai uno degli spunzoni arrugginiti della recinzione nell’avambraccio destro, mentre tentavo di scavalcarla.

Un dolore acutissimo e un fiotto di sangue che, mi colava giù fino alla mano la quale, gocciolava sul selciato polveroso delle lacrime rosse rubino!
Entrai nella farmacia di Viale Calatafimi dove, la dottoressa mi medicò guardandomi come se fossi Al Capone reduce da un regolamento di conti tra boss malavitosi e, con la garza e la tintura di iodio, mi ritirai verso casa.
Cosa avrei raccontato alla Mamma Vittoria?

Paolo Sorelli

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: