Declassata

Firenze sogna, diceva una vecchia indimenticabile canzone. Forse sognava. Secondo la classifica sulla qualità della vita nelle città italiane, redatta dal giornale Italia Oggi a cura dell’Università La Sapienza di Roma, il capoluogo toscano crolla dal trentasettesimo posto dell’anno scorso al cinquantaquattresimo di quest’anno. Vero che queste classifiche vanno comunque prese con una certa prudenza, ma il dato è comunque sconfortante. Firenze soffre, come altre cosiddette “città d’arte”. Venezia retrocede di 21 posizioni, Roma di 18. Soffocate da un turismo eccessivo, sguaiato, vociante a cui importano ormai solo i selfie da pubblicare sui social, non i musei o i monumenti. Firenze soffre per le vecchie botteghe che stanno morendo sostituite da insalubre cibo di plastica o da abiti usa e getta (forse alla fine Mc Donald’s in piazza Duomo era il male minore). Firenze soffre per i suoi residenti, cacciati dal centro storico, ormai preda delle grandi compagnie che affittano stanze a prezzi esorbitanti. Firenze soffre per un’aria sempre più avvelenata. A noi questa città pare in preda a una nevrosi da prestazione. Essere all’altezza del suo passato ma non perdere di vista il presente. Diventare una grande città oppure rimanere nelle sua dimensione reale di città medio-piccola, a misura d’uomo? Intanto le classifiche, per quanto possano valere, sono impietose con i grandi centri e premiano le piccole realtà. Che sia un segnale sulla direzione da prendere?

Duccio Magnelli

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