Il monastero perduto

Anno 1530: per resistere all’assedio la Repubblica deve rinforzare le mura e…distruggere una serie di edifici che sorgevano intorno

Dobbiamo andare indietro nel tempo. Nel periodo del Sacco di Roma del 1527 in cui il Papa Mediceo fu destituito per mano di Carlo V d’Asburgo. Clemente VII (Giulio de’ Medici), sul massimo seggio di San Pietro, era il figlio illegittimo di Giuliano de’ Medici morto durante la congiura dei Pazzi.  Carlo V era l’imperatore spagnolo che regnava sul Sacro Romano Impero e che voleva annettere lo Stato Pontificio.

Nel mezzo c’era Firenze, che quando venne a sapere del Sacco di Roma, decise di ribellarsi e cacciare i Medici per ritornare ad essere Repubblica.
Questa brama di libertà durò poco in quanto Clemente VII e Carlo V siglarono la loro reciproca pace con il trattato di Barcellona del 1529 in cui l’imperatore si impegnava a restituire Firenze ai Medici in cambio dell’incoronazione papale.

La repubblica Fiorentina si ritrovo’ cosi sola e si preparo’ a fronteggiare il cosiddetto Assedio di Firenze del 1529-30.
Come finì resta impresso nelle cronache di molti storici dell’epoca e nei libri di storia.
La battaglia di Gavinana (Pistoia) il 3 agosto 1530 decreto’ la sconfitta della Repubblica Fiorentina. Il 12 agosto dello stesso anno fu firmata la resa della citta’ in favore di Carlo V ed i Medici tornarono a Firenze.

E questo assedio ha influito sul nostro quartiere. Sembra incredibile a dirsi, ma è proprio cosi. In previsione dell’assedio che l’avrebbe circondata da ogni parte, la Repubblica iorentina decise di distruggere alcuni grandi edifici esterni alle mura fiorentine per la preoccupazione che potessero essere usate dal nemico come ripari e nascondigli.

Fra questi, dobbiamo citare un monastero. Bellissimo secondo le cronache dei tempi, grande e con uno stupendo giardino, ed una torre imponente.
Il Monastero di San Benedetto al Mugnone che si trovava all’angolo tra via Pacinotti e viale dei Mille (per intendersi), fu distrutto completamente nel 1529 prima dell’inizio dell’Assedio di Firenze.
Il monastero perduto fu fondato nel 1399 dai fratelli Jacopo e Alessandro Ricci e veniva gestito dai monaci camaldolesi. Chiamato al Mugnone per la vicinanza del fiume omonimo a quei tempi.
Il Vasari ne parla nelle sue cronache della città in quanto, proprio in quel monastero, lavorarono artisti del calibro di Lorenzo Monaco e Andrea del Castagno.

Del monastero non resta niente di visibile. Ma fu costruito qualcosa in sua memoria per cercare di non far cadere nell’oblio questo bellissimo luogo.
Si tratta del Tabernacolo di via Mannelli.
Risalente al XVI secolo, si pensa che sia opera della scuola di Raffaellino del Garbo o di Andrea del Sarto.
Il tabernacolo custodisce al suo interno un dipinto raffigurante la Madonna col Bambino adorata da San Benedetto e da un altro santo con uno stemma camaldolese.
L’ubicazione attuale non èquella originaria. Prima si trovava più verso l’attuale Ponte al Pino, tra piazza Vasari e via Mannelli ma fu spostato durante la costruzione della stazione di Campo di Marte.

Il tabernacolo è  tuttora visibile e solo una cosa ci resta del Monastero a parte la memoria di quest’ultimo.
La fortuna di aver avuto degli artisti che hanno immortalato la Firenze della metà del 1400 in una mappa chiamata Pianta della Catena, visibile nel museo delle Tracce in Palazzo Vecchio.
In questa raffigurazione dettagliata si vede Firenze cinta dalle mura, e anche, per nostra fortuna, i dintorni. Ne spicca uno non lontano dalla porta San Gallo andando verso Fiesole. E’ proprio lui. Nella mappa denominato San Beneide. Qualcosa ci resta.

Un’altra storia del nostro quartiere. Altre mille da raccontare.

Chiara Giovannini

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