Paolino racconta: la culinfianbaffi

Culinfianbaffi: detto così può sembrare un anatema ma…Paolino ci racconta

Questo, come gli altri di questa serie, fa parte dei ricordi di famiglia. Sono storie narrate dai genitori, a volte dai nonni, a volte da nonni e genitori che, nelle riunioni di famiglia come Natale Capodanno e Pasqua, venivano raccontate per far stare buoni i piccoli parlandogli di cose un po’ paurose e che catturassero l’attenzione per il loro alone di mistero.
Questa che segue è una di Quelle Storielle.

Al Ponte a Ema Vasco, era stato a scuola con il fratello minore di Gino Bartali autentico Eroe Nazionale delle due ruote, con il quale giocava per strada e, sicuramente, fece insieme a lui l’incontro con la Culinfianbaffi.

Fine degli anni venti, al Ponte a Ema frazione di Firenze uno sciame di ragazzini sta giocando in mezzo alla strada : c’è chi gioca a muriella, chi col cerchio, chi si cimenta a ciribè, chi và col velocipede e chi gioca a cipolla eccomi (sbarba cipolla). Ad un certo punto dal fondo della strada polverosa che arriva dall’Antella, sbuca un grosso carro trainato da quattro cavalli bigi con, ritto a cassetta, un ragazzo scarmigliato con una camicia bianca gonfia di vento per la potente corsa dei cavalli; il giovane, vedendo la massa dei ragazzini in mezzo alla strada e non volendosi soffermare davanti a loro, decide di giocargli uno scherzo basandosi sulla loro credulità…..comincia allora ad urlare a squarciagola: “Largo largo ragazzi, sta arrivando la Culinfianbaffi!”

Sentendosi presentare quel nome così strano quanto altisonante i ragazzini, mio babbo compreso, lasciarono andare ogni gioco intrapreso, anche i loro Preziosi bocchi di ferro (le odierne biglie) in mezzo di strada per rintanarsi nelle rispettive abitazioni tutti impauritissimi. Vaschino entrando di corsa in casa e sbattendo l’uscio attirò l’attenzione della nonna Rosa che bofonchiando (come sua abitudine) gli chiese : “Che c’è?!” e, Vaschino gli disse con la sua vocina rintanandosi sotto il lettone :”Non aprire nonna sta arrivando la Culinfianbaffi!”. E la Rosa: “Icché?!”
Il babbo me l’ha sempre raccontata così ed io, non stento a credere come, l’enorme impatto di terrore che, quel nome, per giunta presentato da quel tipo così esagitato, deve aver creato nelle menti semplici di quei ragazzini di paese. Difatti se, a distanza di cent’anni, qualcuno ancora ne stà scrivendo il ricordo e qualche generazione dopo c’è stato ancora qualcuno che, sentendo quella parola, rabbrividisce (vedi Stefano Arnetoli figlio della Pia cugina di Vasco), dev’essere stato veramente uno spavento enorme in quel frangente.

Paolo Sorelli

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