Come cambiano i quartieri

Caro lettore,

Grandi novità in arrivo. Era tanto che questa notizia circolava negli ambienti di Palazzo Vecchio, oggi se ne può leggere la conferma anche sul quotidiano La Nazione. Qualcosa sta per cambiare nei nostri quartieri.

Nei giorni scorsi è stata approvata in Consiglio comunale la delibera, proposta dal capogruppo di Forza Italia Jacopo Cellai, avente a oggetto l’istituzione di una commissione speciale per cambiare lo statuto comunale con l’obiettivo di la revisione del sistema di decentramento comunale. L’idea è piaciuta fin da subito al sindaco Dario Nardella e l’Assessore con deleghe al decentramento Massimo Fratini si è già messo all’opera per predisporre gli strumenti necessari.

“Un buon risultato per una battaglia che Forza Italia porta avanti da anni – ha commentato Cellai –. Il punto centrale, per noi, è rivedere il sistema elettorale per arrivare all’elezione diretta dei presidenti dei Quartieri. Sono loro, infatti, i primi interlocutori dell’amministrazione comunale per i cittadini. Questa nostra proposta ha poi incontrato il favore anche di altre forze politiche, quindi sarà adesso compito della commissione speciale arrivare a ridefinire il ruolo dei quartieri per renderli, finalmente, un presidio efficiente dell’amministrazione per i cittadini di Firenze, a partire dall’elezione diretta dei presidenti”.

Ad oggi solo gli eletti al consiglio di quartiere designano, solo dopo il voto, un presidente,  che risulta quindi essere l’espressione della maggioranza. Questo sistema era in vigore anche per i sindaci, prima dell’introduzione dell’elezione diretta con la legge 81 del 25 marzo del 1993. 

Un’idea che sembra mettere d’accordo i due grandi poli Centrosinistra e Centrodestra (a livello nazionale sembrano non esistere più ma a livello locale sono vivi e vegeti): il primo perché dalla venuta di Renzi ha sempre visto positivamente il metodo di elezione del sindaco tanto da tentare di riprodurlo nell’Italicum, il secondo perché promotore, specie a livello nazionale, del presidenzialismo (vedasi riforma del 2006) dove il presidente è eletto direttamente dal popolo.

Una scelta senza dubbio condivisibile per vari aspetti: chiarezza nel voto perché si sceglie una persona e questa se incoronata dalle urne governa e perché restituisce valore al voto e in tempi di astensionismo serve riavvicinare elettori ed eletti.

In tutto questo c’è uno spunto ancor più importante sul quale merita soffermarsi. Può essere l’inizio di una piccola rivoluzione politica. L’investitura popolare infatti si accompagna ad un’espansione della visibilità e, più concretamente, dei poteri del rappresentante designato. Sarà questo l’inizio di un percorso che rimetterà al centro i quartieri con rinnovati poteri e competenze?

Lorenzo Somigli

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