Paolino racconta: Dal Chianti al…Campo di Marte

Il nostro Paolino continua i racconti sulla sua famiglia. Questa è la storia di Angelica

Mio Babbo Vasco non era originario del Campo di Marte ma ci era arrivato trasferendosi con la sua famiglia d’origine dalla zona di Greve in Chianti ed andando poi, a lavorare, presso un parrucchiere di via Lungo l’Affrico. Ma prima voglio parlarvi degli altri due nonni.

Il babbo, come detto, era nato a Chiocchio frazione di Greve in Chianti, il primo settembre del 1921 e sua madre Angelica Cappelletti era morta di tubercolosi quando Vasco aveva si e no quattro anni, allora mio nonno, Vittorio Mario, dopo poco tempo trasferì tutta la famiglia : Vasco, nonna Rosa Leoni e nonno Giuseppe (Beppe) Sorelli al Ponte a Ema località alle porte di Firenze tra Grassina e Bagno a Ripoli.

Uomo di pochissime parole, mio nonno Vittorio Mario, si era risposato con Valeria detta Gegia Mecatti che lavorava presso la Farmacia Bargioni di via Gioberti come pratica di negozio e nella quale lavorava anche il nonno Vittorio Mario; dalla Valeria, mio nonno nel 1936 aveva avuto un altro figlio, Silvano, fratellastro di Vasco e (a detta di mio Babbo) pare che extra-coniugale abbia avuto anche una figlia che avrebbe preso negli anni sessanta/settanta in gestione un’edicola in via S.Gallo, ricordo che, il Babbo mi ci ha portato qualche volta nella speranza di vederla di nascosto e riconoscerne i tratti familiari.

Della nonna Angelica, morta giovanissima, ho solo un paio di fotografie che, grazie a mio cognato Nicola, abbiamo salvato dall’oblio ristampandole e facendone alcune copie a futura memoria. Mia nonna Angelica descritta dai Cappelletti come una vera “ragazzaccia”per i comportamenti femminili di quei tempi, era nata a la Capannuccia frazione di Bagno a Ripoli nel 1900, raccontavano di lei che, quando nel 1921 venne costituito il Partito Comunista Italiano, fosse stata capace in cinta di pochi mesi di mio Babbo Vasco, di arrampicarsi su di un cipresso ad appenderci la Bandiera Rossa.

Dalle foto dell’Angelica si fa letteralmente un tuffo nel passato, all’epoca del cinema Muto e, per i miei ricordi da ragazzino, all’epoca di Charlot e delle “comiche”. Con quel cappello a tesa larghissima ed i capelli tagliati alla “garçonne” come usava in quegli anni, sembra piuttosto una figura mitica come…Matha Hari, Greta Garbo, Marlene Dietrich o l’italiana Eleonora Duse (la cui madre si chiamava proprio Angelica Cappelletti), Ma era solo la mì nonna! In una di quelle due foto Vaschino con la sua “banana” di boccoli biondissimi è RIGOROSAMENTE vestito da “marinaretto” come usava all’epoca per le foto dei piccoli.

Quante volte ho sorpreso mio padre con gli occhi lucidi quando, in un film, si entrava nel tema di un bambino che rimaneva orfano di madre e che restava in casa con un padre abbastanza insensibile da non capire l’enorme vuoto affettivo che ciò può causare in un minore (film tipo L’incompreso)…ma Vasco, il vuoto, l’aveva provato anche e soprattutto da adolescente quando, in pratica, era rimasto quasi sempre in compagnia del suo nonno Beppe e la nonna Rosa mentre suo babbo non lo faceva mai andare insieme a lui. Una volta, mi raccontava che, il babbo avendogli promesso di portarlo con sè al mercato a Firenze, invece di rimanere SEMPRE al Ponte a Ema, Vaschino si era fatto ribadire con delle “bullette di Francia” le scarpe malandate che aveva, per farle sembrare più nuove…ma suo padre quando lo vide (e sentì soprattutto camminare) gli disse: “Con quelle bullette ai piedi non ti porto da nessuna parte! Sai che figura mi fai fare con gli amici fiorentini?” Allora Vaschino andò di corsa dal ciabattino per farsele togliere, scongiurandolo di fare alla svelta sennò il babbo non l’avrebbe più portato a Firenze come promessogli. Tempo dopo, ricoverato per una malattia polmonare, forse una pleurite trascurata, contratta per via di un tuffo nel fiume Ema fattogli fare, forzatamente, in inverno da una banda di fascisti locali perché rifiutava l’iscrizione al Partito, che l’avrebbe portato velocemente alla morte, mio nonno volle vedere per l’ultima volta suo figlio Vasco all’ospedale e, dal suo letto di morte, disse al nonno Beppe guardando Vasco : “Come l’è bello ì mì figliolo maggiore”, forse pentendosi amaramente di non esserselo goduto come meritava e come Vasco agognava.

Paolo Sorelli

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