Non avrei mai pensato che questo fosse un quartiere non sicuro

“Non avrei mai pensato che questo fosse un quartiere non sicuro” inizia così la testimonianza di una brutta, bruttissima storia che la nostra Chiara Giovannini raccoglie e rilancia con una riflessione che chiama in causa tutta la comunità del Campo di Marte e le Istituzioni.

Sono queste le parole della mia amica Ilaria, proprietaria dell’edicola che si trova alla rotonda del viale de Amicis/Mamiani. Ed io non avrei mai pensato di sentirle queste parole.

Mercoledì sera la mia amica è stata derubata della sua borsa mentre stava chiudendo la sua edicola la sera. Era uscita due secondi solo per andare da suo figlio che si trovava sulla parte davanti della sua proprietà e quando è tornata la sua borsa non c’era più. L’incasso per fortuna lo aveva lei, ma il portafoglio con i documenti suoi e del bambino, le chiavi di casa e della macchina, il cellulare erano svaniti nel nulla. Portati via da chi, forse, ci aveva già provato poche settimane fa.

La verità è che, molto probabilmente, la mia amica era stata presa di mira. Controllata, pedinata e questo lo sa anche lei. E tutto questo non è giusto. Questo mio scritto non nasce da una voglia di rivalsa per difendere una persona che conosco. Nasce da una necessità. Nel mio gruppo Noi di Campo di Marte e nel gruppo Sei di Coverciano se ho letto troppe volte di tentativi di rapina e di furti che avvengono nel nostro quartiere. La gente usa i social network per spargere la voce su movimenti sospetti, tentativi andati male ma anche e purtroppo, furti veri e propri. Auto con finestrini rotti per prendere navigatori o pochi spiccioli lasciati magari per il carrello della spesa. Serrature forzate, tentativi finiti male ma che lasciano l’amaro in bocca.

Alla mia amica hanno tentato di forzare la serratura della sua edicola. Per fortuna non ci sono riusciti, ma con il furto della sua borsa ha, logicamente, dovuto cambiare le chiavi di tutto quello che aveva. Dovrà cambiare la chiave anche alla sua auto, che resta ancora parcheggiata davanti alla sua proprietà perché non ci sono le chiavi per spostarla. La scritta “Guasta” messa sul cruscotto è impropria. La scritta migliore sarebbe “Scusate, ma non trovando il doppione della chiave, non siamo in grado di spostarla perché questo quartiere non è più sicuro e ci hanno derubato alla nostra edicola portandoci via anche la chiave della macchina”. Questa sarebbe la scritta migliore.

Chi subisce un furto va soggetto a shock post traumatico. È questa l’amara verità. Un estraneo si appropria di qualcosa che è tuo oppure entra in casa tua. Questo non è accettabile. La sfera personale è sacra e quando viene lesa restano dei sentimenti contrapposti. La paura è il primo. Chi ha rubato adesso sa dove vivi, sa chi sei, ha le tue chiavi di casa conosce molte cose di te. “Chissenefrega” se ti dicono che i ladri cercano i soldi e buttano via il resto. Quel che è tuo adesso è in mano a gente che non conosci.

La mia amica è stata derubata mentre era col suo figlio piccolo nella sua edicola. La paura che possa succedere qualcosa al bambino supera ogni altra cosa. Non si sono fatti scrupoli nonostante ci fosse lui. Non guardano in faccia a nessuno. E quello che mi dispiace sono state proprio le parole della mia amica Ilaria. Credevo che questo fosse ancora un quartiere sicuro, non avrei mai pensato che queste cose potessero succedere al Campo di Marte.

Invece sì, succedono. E non dovrebbe essere così. Le telecamere esistono in quella rotatoria. Al momento della denuncia alla mia amica è stato detto che in caso di qualche riscontro sarebbe stata informata.

Intanto lei è li. Perché quella è la sua attività lavorativa. La sua come quella di tanti esercenti del Campo di Marte che in casi come questo si sentono lasciati soli. Nessuno va a tranquillizzare queste persone. La rabbia è un sentimento che va di pari passo con la paura.

Chi si prende cura di questi negozianti quando subiscono un furto? I parenti, gli amici e poi? È in questo caso che dovrebbero farsi vive le Istituzioni. Andare ad ascoltare le persone che subiscono un furto prendersi le loro frustrazioni e farle proprie.

Nel nostro quartiere ci sono molte segnalazioni di furti, rapine e atti vandalici nei confronti delle auto e anche degli arredi dei giardini. Sarà arrivato forse il momento di fare davvero qualcosa? Oppure preferiamo stare solo a guardare e a lamentarci senza far niente?

Chiara Giovannini

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