Ricordi del tempo che fu: Rivera

Maria Cristina Calamai, anima del gruppo Facebook Sei di Coverciano se, ci delizia con un nuovo contributo: il miglior modo per festeggiare il suo ingresso nella squadra di Quelli del Campo di Marte.


Le tre grazie

Eravamo tre, tre ragazzine più che amiche, inseparabili: Rossella, Loretta ed io. Avevamo più o meno la stessa età, frequentavamo la stessa scuola, abitavamo nello stesso condominio, condividevamo gli stessi interessi e uscivamo sempre insieme. Eccole! Dicevano i vicini, “Le tre grazie”. È vero stavamo insieme ogni giorno. Ci affacciavamo al terrazzo e, quando una di noi lanciava un’idea su cosa potevamo fare le altre annuivano ed erano pronte a metterla in pratica che fosse una passeggiata, un gioco, o più semplicemente il ritrovarsi in casa dell’una o dell’altra.

Delle tre, Rossella era quella più informata e interessata ai fatti calcistici. Tifosissima della viola, già allora frequentava lo stadio (non ancora intitolato ad A. Franchi) e non mancava di parlarci del pallone e dei calciatori.

Loretta ascoltava con scarsa partecipazione, a me non interessava proprio niente. Non capivo, allora, che cosa ci fosse di così attraente a guardare 22 uomini in mutande correre appresso ad un pallone, no non lo capivo proprio.

Gianni Rivera

Quando la Nazionale approdava a Coverciano Rossella ci informava di tutto. Ci mostrava le foto dei giocatori, ci rendeva edotte sui ruoli ricoperti da ciascuno e altro ancora. Ripeto io non ero interessata ma…sbirciando quelle foto senza apparente interesse su di uno mi cadde l’occhio. Però! non era per niente male!

Chi è costui? Chiesi: “chi è?” rispose con aria sorpresa Rossella “Ma è Gianni Rivera!” Mio padre di fede milanista fu piacevolmente colpito quando gli chiesi di parlarmi di Gianni Rivera. Non la smetteva più di cantarmi le lodi di quel giovane ragazzo e del suo talento: “Ho capito babbo grazie delle preziose informazioni. Basta così” dissi, affinché al fine tacesse. Mio padre allora, fissandomi con uno sguardo non proprio invitante ribatté: “Di un po’ bambina perché ti interessa tanto questo argomento…?”. “Niente niente pura curiosità” risposi. La conversazione finì lì.

Il giorno fissato per gli allenamenti una gran folla si assiepava davanti alla rete metallica che circonda i campi del Centro Tecnico Federale in attesa di ottenere gli autografi. Rossella e Loretta , armate di cartoncino e penna, io rigorosamente a mani vuote.

Giunto il crucial momento si avvicinò a noi Gianni Rivera che con molta cortesia firmò i cartoncini protesi da Rossella a da Loretta la terza ero io, senza niente. E tu? Mi chiese: “Grazie non importa” risposi. Gianni mi parve un po’ contrariato… poi ci ripensò: “come ti chiami?” “Maria Cristina”. Si allontanò per un attimo, afferrò un pallone dei tanti che si trovavano a bordo campo e con la penna di Rossella scrisse: “A Maria Cristina con affetto” Gianni Rivera. Poi me lo consegnò fra lo stupore e un poco di invidia di quanti erano lì e soprattutto di Rossella e di Loretta . Quel pallone con dedica firmato dal GoldenBoy del calcio italiano lo conservo ancora.

Ieri sera, rovistando in garage in cerca di altro, è spuntato fuori quel pallone. Come un film la pellicola si srotola e tutto torna alla mente. Quanta nostalgia!

Maria Cristina Calamai

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