Perché siamo nati

Caro lettore,

armati di pazienza perché siamo giunti a quello spiacevole momento nel quale dovrò ammorbarti sul perché abbiamo avuto la brillante idea di aprire questo blog.

Avevo intenzione di creare qualcosa che non c’era. Uno spazio virtuale dove il comune cittadino, non necessariamente un giornalista, possa raccontare ciò che ritiene significativo. Uno spazio dove si possano accumulare memorie, dove si possa dibattere intorno ai temi rilevanti per la comunità, dove si possa documentare, raccogliere, trasmettere anche solo un frammento di vita perché non si perda.

Sono rimasto stupito in positivo dal gruppo di collaboratori che sono riuscito a raccogliere: vince la squadra come ci insegna Duccio con la sua rubrica. Sono tutte persone affiatate, disponibili, persone che tutti i giorni si spendono per tenere aggiornato il sito. Sono persone innamorate del territorio di cui parlano. Persone che amano e che prima cercavano di fare qualcosa di buono per il quartiere ma separatamente: ho avuto solo l’intuizione di connetterle tra loro.

Penso alla nostra Chiara che fin da subito ha raccolto e rilanciato la mia idea di aprire il blog: quanto ci piacciono i suoi articoli storici che traboccano di dettagli! Penso a Paolo Maddalena, voce attenta e critica di Bellariva: scrive poco ma quando scrive incide. Penso alla potenza dell’articolo di Paolo Sorelli, il nostro Paolino, ovvero Il Campo di Marte in guerra: quelle storie di piccoli uomini travolti dalla Grande Storia e che non riescono a capire perché si muoia. Penso anche ai nuovi acquisti: a tutti quei cittadini che leggendoci hanno deciso di contribuire.

Abbiamo scelto questo strumento perché la comunicazione è cambiata negli ultimi anni. Prima i contenuti erano prodotti da poche fonti (molto autorevoli): una sorgente in alto, un fruitore, tendenzialmente generico, in basso. Poi si è invertito il flusso: grazie alla rete ognuno ha iniziato a creare contenuti personali destinandoli ad un pubblico interessato. Una rivoluzione di cui ancora è difficile stabilire la portata epocale, a livello comunicativo e cognitivo. Di certo questo ha messo in crisi i media tradizionali che si trovano a vagare in una terra ignota e che se non si adattano rischiano di sparire. Unico ad essersene accorto Enrico Mentana che infatti ha provato ad invertire la rotta.

Di questo cambiamento me ne resi conto, quando stavo mettendo una notizia alla redazione sportiva (FiorentinaUno.com) dove lavoro: fu come una rivelazione. Non un’epifania alla James Joyce ma poco ci manca. Vidi all’account di Instagram della Fiorentina un video di Andrea Della Valle in visita ai calciatori viola che si stavano allenando. E lì capii che quella era già una notizia, sebbene solo un breve video, una storia. A cosa serve un comunicato stampa quando ci sono le stories di Instagram? Quanti articoli che quotidianamente leggiamo provengono da notizie apparse in origine sui social? Allora capii che dovevamo raccontare la realtà diversamente.

In questo ci sono nuove prospettive ma anche nuovi problemi. Uno di questi la diffusione di contenuti falsi o manipolati. A questo nel nostro piccolo abbiamo rimediato fin da subito cercando di conciliare il bisogno di media più aperti e democratici con l’obbligo di essere affidabili.

Ultima considerazione prima di liberarti, mio paziente lettore. Nel nostro blog parliamo di quello che è uno spazio, il Campo di Marte, ma che non è solo qualcosa di fisico, non si esaurisce in un conglomerato urbano. Parliamo di uno spazio, il quartiere, il rione, uno spazio ideale che vive nella comunità che lo vive.

Lorenzo Somigli

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