La Polveriera

Era una calda sera d’estate a Firenze. Le cicale frinivano, il caldo si faceva sentire e si stava arrivando a sera sperando di trovare un po’ di sollievo dall’afa durante la notte.

Nelle cucine si stava iniziando a preparare la cena, dal momento che erano passate le 18, e la gente aspettava che calasse il buio anche per vedere le stelle cadenti, dal momento che era il 10 agosto, la notte di san Lorenzo.

Alle 18 e 20 d’improvviso la calma di una giornata come tante fu interrotta da un’esplosione colossale…sentita in tutta la città e nei paesi vicini.

La gente lì per lì non si capacitava di cosa fosse successo…fino a che non si seppe la verità. Era esplosa la polveriera di San Gervasio.

La polveriera si trovava tra via Gasperi, viale Righi, viale Volta e via Fibonacci nel quartiere di Campo di Marte che, come si evince bene dal nome, aveva una vocazione militare come abbiamo già potuto vedere in altri studi.

Dopo la fine della prima guerra mondiale, la gestione di questo imponente deposito di munizioni era stato dato in gestione a delle ditte private, che si occupavano del disinnesco dei proiettili usati durante il conflitto.

Al suo interno si calcola ci fossero circa 75 tonnellate di esplosivo e la bellezza di circa 360.000 proiettili. Il lavoro di disinnesco era tanto e lungo e sembra che a generare la tremenda esplosione fu proprio un bossolo disinnescato che venne gettato su altri che a loro volta non erano del tutto stati ripuliti. La scintilla che ne scaturì diede luogo ad un boato e le esplosioni che ne conseguirono si protrassero per 2 giorni senza interruzione.

Esplose tutto. Le granate, la polvere da sparo, i proiettili non disinnescati. La polveriera era diventata una macchina mortale che lanciava in ogni dove il suo mortale contenuto. Si scoperchiarono le case vicine, la chiesa di San Gervasio subì dei danni ingentissimi, alcune abitazioni crollarono, finestre e persiane divelte dai proiettili e poi la conta dei morti e dei feriti, che erano la cosa peggiore. Si calcolarono circa 100 feriti tra gravi e meno gravi, alcuni addirittura a Fiesole. Fino a lì arrivarono i proiettili.

8 morti accertati. Un destino infausto. E di uno di questi morti parliamo con profondo affetto, perchè fa parte di noi e del nostro quartiere.

Augusto Baldesi, vicecomandante dei Vigili del Fuoco, accorse per portare soccorso durante lo scoppio della polveriera di san Gervasio. Uomo di grandissime risorse, si era formato al comando di via La Farina, e si era distinto fin da subito non solo per il suo coraggio ma anche per le sue profique ricerche. Insieme ad alcuni tecnici dell’Istituto medico militare, sperimentò un nuovo metodo per lo spegnimento degli incendi che fu utilizzato durante il primo confiltto mondiale. Rendendosi conto che l’acqua da sola non bastava per alcuni tipi di incendi, in quanto le fiamme riprendevano subito vigore, studiò un metodo innovativo. Infatti, per le alte temperature dei materiali soggetti ad incendio, come le lamiere arroventate, l’acqua serviva a ben poco. L’apporto di Augusto Baldesi e dei tecnici dell’Istituto è stato fondamentale. Si è sperimentato l’utilizzo di sostanze chimiche inserite nell’acqua per facilitare lo spegnimento degli incendi…Le cosidette schiume di estinzione.

Augusto Baldesi accorse con i suoi uomini subito dopo lo scoppio della polveriera. Grazie alle schiume di estinzione si riuscì a limitare i danni alla struttura in metallo e cemento della polveriera stessa conseguenti allo scoppio. Purtroppo esisteva un altro problema. All’interno del deposito continuavano ad esplodere i proiettili vacanti.

Fu uno di questi, l’11 agosto 1920, ad uccidere il valoroso Augusto Baldesi nel pieno delle sue operazioni di soccorso. Fu soccorso da un pompiere che, sulle spalle lo trasportò morente all’ambulanza. E che per questo fu fregiato della Medaglia al Valor Militare.
Un apporto essenziale e senza pari fu fornito anche dai volontari della Misericordia di Firenze, che arrivarono per portare assistenza sul posto.

La via di accesso alla Polveriera era intitolata ad una nobile famiglia svizzera, chiamata Prevost. Dopo la sciagura dell’esplosione molte cose cambiarono. Quello che restava della polveriera fu definitivamente smantellato per lasciare spazio all’Istituto Oceanografico d’Oltremare e a nuove abitazioni circostanti. Anche la via Prevost cambiò il suo nome. Era giusto così..perchè il valoroso comandante dei Vigili del Fuoco meritava di essere ricordato da noi per sempre. La via Augusto Baldesi è tuttora parte integrante del nostro quartiere, per ricordare a tutti questo personaggio illustre che è morto nel nostro quartiere.

Augusto Baldesi riposa al cimitero della Misericordia di Soffiano. Una parte di lui rimarrà per sempre con noi. Un’altra storia del Campo di Marte di cui parlare, per non dimenticare mai.

Chiara Giovannini

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