Paolino racconta: cuore di cane

Un altro Personaggio Famoso della Nostra Famiglia è Jack. Terzo appuntamento con Paolo Sorelli che ci racconta un’altra storia.

Siamo a metà degli anni cinquanta e, una mattina, al rientro dal suo giro di postino lo zio Silvano riportò con sé un “regalo” che gli avrebbe dato una persona durante il suo lavoro di consegne postali: un cucciolo di Pastore Belga.

Di Jack, così venne chiamato, si racconta da sempre nella nostra famiglia anche se, sia io che mia sorella Donatella, non l’abbiamo potuto conoscere se non dalle foto ricordo, in particolare una molto bella dove Jack è vicino al passeggino con dentro la Donatella piccolina ed ha uno sguardo languido con il suo muso nero che fa capire, al contempo, sia che non fosse di Pura razza, viste le sue orecchie “abbottonate”, sia come il cane fosse pronto a proteggerla contro tutto e tutti. La mamma, difatti, mi raccontava spesso di come sfruttasse il finissimo udito di Jack per sapere quando la Donatella si svegliava nella cullina perché capiva dall’atteggiamento del cane se la bambina piangesse o avesse dei disturbi, visto che la Vittoria in quegli anni ancora non si era protesizzata all’Amplifon.

Di Jack potrebbe parlare moltissimo mio fratello Mario che lo ha avuto per molto tempo come compagno di giochi in via Giovan Battista Amici la strada che unisce Piazza Ferraris a piazza San Gervasio, dove abitavano tutti insieme Vaschino, Vittoria, Mario, zio Silvano, Nonna Valeria e bisnonna Rosa.

I racconti parlano dei suoi slanci enormi per mangiarsi letteralmente i calzini degli uomini di famiglia, i quali dovevano inventarsi luoghi sempre più inaccessibili per nasconderli ad asciugare; come tutti i cani aveva paura dei forti rumori e degli scoppi e quindi si rintanava con la coda fra le gambe quando arrivavano gli spazzini a ritirare i bidoni della nettezza che, venivano sbatacchiati producendo un rumore metallico che a Jack pareva la Guerra!

Stranamente poi aveva paura anche, della voce di Giulio il lattaio (che ho conosciuto anch’io) il quale, quando si palesava dalle parti di casa nostra, era uso urlare per avvertire della sua presenza con una vocetta striminzita ma pungente: “LETTAIOOOOOOO!” (il verso lo imitava Vaschino), a sentire quella voce (raccontava sempre Vasco) il cane se la dava a gambe levate bucando l’enorme siepe di Cielo Stellato che divideva il giardino, andandosi a nascondere nel posto più lontano possibile.

Jecche (in gergo), racconta Mario, una volta rimase tre giorni senza toccare cibo e, quando era ormai in fin di vita avendo anche smesso di andare d’intestino, una bella mattina, la Vittoria che si alzava sempre prima di tutti, andò a svegliare Mario dicendogli che Jecche era guarito! La povera bestia aveva finalmente defecato e tra le altre cose aveva “rifatto” un enorme BOCCO di vetro! A quell’epoca c’erano in commercio per i giochi dei bambini bocchi di vetro da 10 lire che erano di media rotondità e quelli da 20 lire grossi quasi come un mandarino che Mario usava per giocare con gli amici a KAPPE (palline di terracotta da bocciare). Jecche aveva ingoiato qualche giorno prima, uno di quei bocchi da 20…si salvò in quell’occasione ma, si dice, che rimase due giorni a leccarsi la “parte” del corpo dolorante per il semi-parto!

Tempo dopo, dovendosi trasferire per motivi di fine locazione dalla casa di via Giovan Battista Amici e andando ad abitare in due case diverse, più piccole e senza giardino, la nostra Famiglia si trovò davanti al dilemma che molti altri in quei tempi, abitando in piccoli appartamenti avevano: Dove lo mettiamo il Cane?

Senza pensare minimamente che Jack era, ormai, uno di famiglia lo zio Silvano, decise di affidarlo ad un suo conoscente al quale serviva un cane da guardia per dei capannoni della Coca Cola a Soffiano.

Mio fratello Mario a quell’epoca poco meno che adolescente, fu colpito negativamente da questa decisione sentendosi privato di un compagno di giochi quasi un fratello, rimanendoci molto male.

Quando qualche mese dopo, sapendo che Jack stava male, il nuovo padrone d’accordo con Vasco decise di far rivedere a Jack il ragazzino con il quale il cane aveva avuto un bel rapporto d’amicizia, Mario venne accompagnato dal babbo a Soffiano nel piazzale dove Jack svolgeva il suo “lavoro” e, quando lo liberarono dalla catena che aveva al collo, il povero cane sentendosi chiamare da Mariolino il suo Amico e forse credendo che fosse venuto a riprenderselo, invece di correre incontro a Mario e saltargli al collo e baciarlo. No, Jack preferì correre alla ciotola del pastone che gli veniva riempita giornalmente ma che lui, caduto in depressione, ignorava da un po’ di tempo e ricominciare a mangiare indicando così, a Suo modo, che era felicissimo di rivedere Mario e che, quindi, avrebbe ricominciato a vivere grazie a questo fatto!

Mario essendo appunto, poco meno che adolescente, non poteva capire il perché di tale atteggiamento da parte di Jack e ne riportò una grande delusione da questo incontro con il suo grande amico di giochi; raccontando poi alla Vittoria : “Ma lo sai mamma che Jack non mi ha fatto punte feste? Appena l’hanno sganciato è andato a mangiare alla ciotola e non mi ha nemmeno salutato!”
Dopo poco tempo da quell’incontro Jack sarebbe morto.

Paolo Sorelli

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