I fiumi del Campo di Marte: parte 2

Prosegue il viaggio della nostra Chiara Giovannini tra i fiumi del Campo di Marte.

Affrico e Mensola sono due corsi d’acqua che possiamo vedere e fotografare anche se parte del loro tragitto è tombato. Ed infatti sono quelli più conosciuti.

Il fosso San Gervasio

Esiste un altro piccolo fiume al Campo di Marte, che nasce anch’esso sulle colline di Camerata, più in basso rispetto alla sorgente dell’Affrico, e raccoglie le acque provenienti da San Domenico. Il suo punto d’inizio è su un piccolo poggio chiamato Le Lune.
Sto parlando del Fosso San Gervasio. Un nome che risveglia sempre un’immensa curiosità proprio perchè non lo vediamo è tombato. Potremmo dire un’amara verità. Possiamo riuscire a vedere il suo inizio e la sua fine ma non il suo percorso che è cambiato diverse volte nel corso degli anni.
Il Fosso San Gervasio scende a valle della collina di Camerata, e durante il suo tragitto raccoglie le acque del ruscello di Fontallerta, che è stato molto importante nei tempi antichi in quanto le sue sorgenti erano usate dai fulloni di cui abbiamo parlato nel nostro viaggio alla scoperta di villa Fontallerta. È lungo il piccolo corso del ruscello che venivano lavate e trattate le lane. È lungo il Fontallerta che si sono sviluppate le fulloniche di villa Rasponi. I precursori della fiorentina Arte della Lana sono nati qui, nel nostro quartiere.
Durante il suo tragitto il San Gervasio raccoglie anche le acque del piccolo fosso che nasce poco sopra al grande cipresso posto al centro di via Stoppani.
È qui che il suo percorso è stato deviato nel corso degli anni perchè prima il fosso costeggiava la via Baldesi, che all’epoca aveva il nome di via Prevost, riceveva le acque un altro piccolo fosso chiamato Fosso delle Forbici, arrivava in via Centostelle, proseguiva per piazza san Gervasio costeggiandola, per poi continuare in via Frusa prima, via Scialoia poi e incontrando l’ultimo tratto delle cerchia murarie costruite nel tredicesimo secolo, continuava verso l’Arno come fosso murario. Sfociava nel grande fiume a circa 100 metri dal Ponte Vecchio verso il Ponte alle Grazie. Alcune correnti di pensiero sostengono che in quel luogo erano due i corsi d’acqua che avevano funzione di fossi murari: il San Gervasio (chiamato prima Cerbagio) e lo scomparso fosso Scheraggio. Altri ritengono invece che fosse lo stesso torrente che arrivava anche a ramificarsi.
I resti di questi passaggi sono stati rinvenuti durante gli scavi per alcuni lavori agli Uffizi.
Una prima deviazione si verificò quando furono costruite le ultime cerchia murarie che circondavano Firenze. Il Fosso San Gervasio, proveniente da via Frusa, continuava verso via la Farina e si gettava nel fosso murario all’altezza della scomparsa Porta a Pinti, dove oggi si trova il piazzale Donatello.

I lavori per Firenze Capitale

Quando nell’800 furono abbattute le mura fiorentine per lasciare posto alla costruzione dei viali di Circonvallazione, il corso del Fosso fu cambiato. Sfociava sempre in Arno, ma venne fatto passare da via delle Casine dove a tutt’oggi una lapide, vicina al tabernacolo di Sant’Onofrio, ne ricorda il passaggio. Purtroppo usurata dal tempo e dagli elementi, è quasi del tutto illeggibile.
L’epoca del risanamento di Firenze non ha riguardato solo il centro storico, ma anche, come ben sappiamo, le periferie. Il Campo di Marte era una zona insalubre ai tempi del Poggi, ed il Fosso San Gervasio, con le sue ripetute tracimazioni, rendeva impossibile urbanizzare la zona.
Si decise di modificare di nuovo il percorso del nostro Fosso, che da piazza Edison segue il percorso del viale Volta, in direzione delle Cure, per andare a sfociare nel Mugnone, nel tratto compreso tra il Ponte all’Asse e il ponte di via Borghini. Il fosso San Gervasio riceve ancora le acque del fosso delle Forbici, ma non riceve più quelle del torrente di Fonteallerta che vanno a gettarsi nell’Affrico.
Decisi tempo fa di andarlo a cercare…di vedere almeno dove finiva il suo corso…di imprimere negli occhi una traccia di lui. E così feci scattando la foto della sua fine. Un fiume piccolo che è stato molto importante e che adesso giace silenzioso e placido sotto i nostri piedi ma esiste e fa parte della nostra storia.

Chiara Giovannini

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