Paolino racconta

Dopo lo splendido articolo sul Campo di Marte in guerra, un altro grande contributo del nostro Paolo Sorelli.

La mia nascita, nel 1964, ha quasi coinciso con la morte del nonno Tito Lombardi, il babbo di mia mamma che era un mezzadro dei terreni intorno al Campo di Marte di proprietà della contessa Rasponi dell’omonima villa che esiste tutt’oggi in zona Camerata alle pendici della collina di Fiesole. La casa dove abitavano i miei nonni esiste tuttora ed è quella casa bassa davanti all’odierna chiesa dei SS Fiorentini in via delle Cento Stelle accanto al tabernacolo dell’omonima Madonna.

Insieme a Loro vi convivevano anche i sei figli nati tra il 1916 ed il 1924 e, cioè, i miei Zii Mario, Guido, Gina, Dante, Ugo e mia mamma Vittoria. Famiglia patriarcale all’antica dove tutti si aiutavano ed aiutavano i genitori nei campi e nelle coltivazioni, mietiture, raccolte di olive e frutti nonché vendemmie. Mia madre mi diceva che, in quegli anni difficili e intrisi di miseria a cavallo delle due Guerre, non ha mai patito la fame proprio perché la terra da loro coltivata era una vera ricchezza, che permetteva non una vita agiata ma, almeno, dignitosa. Di mio nonno Tito non ho racconti od aneddoti particolari, almeno io che sono stato l’ultimo della “covata” e non avendolo potuto conoscere non mi resta neanche un ricordo personale.

Nonna Ida e…i suoi rimedi

Mi rimaneva la dolcissima nonna Ida Barbieri, analfabeta, ma solo perché nata nel 1886 a Monteloro frazione di Fiesole che, ancor oggi, è in apertissima campagna ci possiamo quindi immaginare come fosse a quell’epoca! Lei sapeva benissimo come andava il mondo avendo assistito dall’unità d’Italia, al passaggio di due guerre mondiali, fino alla rivoluzione culturale del 1968, arrivata in vita fino al 1982 (96 anni!).

Sapeva lavorare a maglia e faceva delle coperte di lana che per anni non solo hanno adornato le nostre case ma ci scaldavano perfettamente! Quando poi, da piccoli, soffrivamo di ossiuri (bachi) nell’intestino che ci provocavano l’Acetone (alito particolarmente cattivo) la nonna Ida ci metteva una mano sulla pancia e, recitando una specie di preghiera particolare (che non sono mai riuscito a decifrare benché fossi vicinissimo alla sua bocca sdentata) finendola poi con tre croci sulla pancia ci avrebbe fatto passare l’uggia.

Devo dire che funzionava veramente (pranoterapeuta inconsapevole?)

Ona ona…ma che bella…

La nonna Ida che, dopo l’ictus, sparlava nel suo “vagellare” di quando, da ragazzetta coi genitori alla fine dell’Ottocento, si recavano a Firenze calando dal loro paesino sopra le campagne di Fiesole, con il barroccio trainato da muli lei doveva stare attenta alla lanterna, posta dietro il carretto, che non si spengesse, la quale serviva a renderlo visibile per il lungo tragitto notturno da intraprendere per la Fiera Cùlona, la Rificolona cioè quella transumanza che veniva fatta dai Coloni del contado Fiorentino la sera del 7 settembre per arrivare alla SS Annunziata per i festeggiamenti del genetliaco della Vergine.

Proprio Quelle lanterne che i coloni, appunto, come la nonna Ida, calando verso Firenze partendo alcuni la sera prima, alcuni all’alba e, camminando con piccole torce accese in mano ( come quelle usate tutt’oggi nelle Processioni Sacre) e con Lanterne ad olio attaccate ai loro carri agghindati per l’occasione creavano quel colpo d’occhio in chi li vedeva arrivare in città dalla campagna che, si può tranquillamente riscoprire anche nell’attuale Rificolona guardando nella serata del 7 settembre i ragazzini di Firenze con le loro piccole lanternine ricoperte di carta crespa e con le aste con i Famosi Fiocchi.

La Guerra

La nonna è stata tra le poche madri fortunate, in quel periodo, a veder tornare i propri figli maschi tutti vivi dalla Guerra. Anche se, alcuni come Mario il maggiore, tornato dalla disastrosa ritirata di Russia, tornò sano e salvo molti mesi dopo la fine della guerra! Mia mamma Vittoria mi raccontava che dalla casa che ho descritto prima cioè in fondo a via delle Centostelle, un giorno ad un certo punto, mentre stavano raccogliendo degli ortaggi davanti casa, la nonna si fermò perché sentì un treno che, alla stazione del Campo di Marte stava frenando con il classico rumore che si produce con le ruote sulla strada ferrata.

Per chi oggi è giovane si ricordi che a quel tempo il Campo di Marte era una distesa verde dove veniva coltivato anche il grano e, con pochissimo traffico veicolare quindi i suoni ed i rumori della Ferrovia venivano sentiti anche a qualche chilometro di distanza.

Sentì anche il soffio del motore del treno a vapore che segnalava la sua fermata nonché la sirena dello stesso che ne annunciava l’arrivo. A questo punto si voltò verso mia madre ed esclamò : “È tornato Mario!” Mio Zio era veramente sceso da quel treno con le scarpe rotte e gli stracci che, i contadini russi da Lui incontrati durante la ritirata, gli avevano messo addosso togliendoli ai propri figli, per poterlo mimetizzare quando i soldati russi fossero andati a cercarlo. Ebbe anche a raccontare, una volta rifocillato e festeggiato coi fratelli ed i genitori il suo insperato ritorno che, oltre ad accoglierlo e rifocillarlo i russi lo avevano fatto dormire, addirittura,in casa Loro insieme ai propri figli e figlie!
L’altro figlio, Ugo, il minore e più sfortunato invece tornò molto più tardi perché fu catturato dai tedeschi dopo l’otto settembre e ritrovato in bruttissime condizioni di malnutrimento in un campo di concentramento in Austria. Della Sua prigionia non volle mai parlare ma, quando a volte si entrava in certi discorsi, si zittiva e con gli occhioni lucidi si accendeva una sigaretta.

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