25 settembre 1943: 75 anni dal bombardamento

Il 25 settembre non è una data qualsiasi per Firenze. Né per il Campo di Marte. Si celebra infatti il 75° anniversario del primo bombardamento di Firenze avvenuto alle 11,25 del 25 settembre 1943 in zona Campo di Marte.

Il bombardamento mirava alla distruzione dell’importante nodo ferroviario della stazione di Campo di Marte. 150 i feriti e 215 i morti tra i civili. Molte delle vittime lavoravano al Mulino Biondi.

Una lente di ingrandimento sulla Storia

Come oramai spesso accade sono i gruppi Facebook i luoghi dove si raccolgono informazioni e testimonianze. Il gruppo Noi di’ Campo di Marte da questo punto di vista è una vera e propria miniera: per non dimenticare. Una lente di ingrandimento sulla Storia.

Chiara Giovannini, amministratrice del gruppo e autrice di splendidi pezzi su questo blog, riporta una preziosa testimonianza di Paolo Carganico che il 25 settembre 1943 aveva appena quattro anni:

“Di quella giornata, del 25 settembre 1943, l’unica cosa che proprio mi è rimasta addosso è l’odore delle macerie. È per me un ricordo talmente fastidioso che quando ho fatto dei lavori in casa e hanno buttato giù un muro io sono dovuto andare via, perché non potevo sopportare quell’odore. Era un sabato quel 25 settembre. Guardavo dalle finestre di casa mia, in piazza Cavour, l’esercitazione dei balilla. Per me bambino era come vedere ragazzi più grandi che facevano la ricreazione”.

Di quella giornata, del 25 settembre 1943, l’unica cosa che proprio mi è rimasta addosso è l’odore delle macerie.

“Poi suonò l’allarme, era uno dei primi allarmi. Ero piccolo, anche l’allarme non mi diceva nulla. Vedevo movimento ma non avevamo la misura di quello che stava accadendo. Si rimase alla finestra e quando arrivarono le bombe, mio fratello era in collo a mamma. Io rimasi lì. E sono rimasto lì, attaccato a quell’inferriata, a quella balaustra in ferro battuto che c’è ancora. Poi tutto il palazzo andò giù e lì finì. Mio padre era a lavorare, era vicedirettore alla Lancia di via La Farina. Corse verso casa quando sentì l’allarme e stava per entrare proprio quando la bomba cadde sul nostro palazzo. Mio padre fu preso in pieno dall’onda d’urto che spalancò il grande portone di casa. Lo trovarono sano e salvo, un po’ stordito, vicino alla vasca. Io rimasi aggrappato all’inferriata finché non venne a prendermi un pompiere. Mio padre, dicevo, lavorava in via La Farina, di fronte alla caserma dei pompieri e con mamma, quando si faceva la girata e si andava a trovare il babbo, andavamo anche dai pompieri, e c’era un pompiere che ci faceva giocare un pochino lì. Fu proprio lui che venne a riprendermi con la scala all’inferriata e mi portò giù. Mandarono su, apposta, una faccia conosciuta per non spaventarmi più di quanto già non fossi. E poi da lì è cominciato una specie di pellegrinaggio, un po’ da una parte un po’ dall’altra finché una cugina di mio padre ci ha preso con sé. Ho vissuto a lungo vicino a Piazza del Duomo, in via Ricasoli. Sono cresciuto e ho lavorato, ho avuto la mia famiglia e ora guardo i miei nipoti crescere e vorrei che lavorassero per la pace”.

Questa testimonianza ha stimolato un’altra persona, Lauretta Torsoli, secondo molti ritenuta e, a ragione, la memoria storica del Campo di Marte, che scrive in un commento capace di trasmettere tutta l’innocenza dei bambini travolti dalla guerra dei grandi:  “noi si abitava davanti, in via 7 Santi. Fra noi e la ferrovia c’era il campo di un marmista. Non so se e lo stesso giorno ma quando bombardarono la stazione di Campo di Marte era sera tardi e si era a letto. Il rumore dei caccia bombardieri e dei lanciafiamme (bengala usati per illuminare gli obiettivi da colpire n.d.r.) mi fecero cadere dal letto. Poi si andò via e si sfollò a quella che dopo sarebbe diventata la mia scuola il 1 ottobre del 44.In Via Marconi. La scuolina la chiamavamo. Ho dormito per quasi 1 anno fra i banchi e la cattedra. Il custode che era rimasto lì ci faceva da mangiare su un fornello nel giardino della scuola. Meno male che avevo 5 anni e tutto era un gioco”.

Ho dormito per quasi 1 anno fra i banchi e la cattedra. Il custode che era rimasto lì ci faceva da mangiare su un fornello nel giardino della scuola. Meno male che avevo 5 anni e tutto era un gioco.

Le piccole storie di ognuno, i ricordi, le emozioni, i fatti della Grande Storia la cui violenza molto spesso sfugge alla comprensione.

Lorenzo Somigli

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: