24 settembre: il giorno in cui perdemmo

24 settembre 2018: dicono un giorno da dimenticare. No! Questo non è affatto un giorno da dimenticare, bensì è un giorno da scalfire ben impresso nella nostra memoria come il giorno in cui nostra figlia è stata brutalmente picchiata e poi stuprata.

Un giorno impossibile da dimenticare! Un giorno da odiare, sì. Un giorno da maledire per sempre, il giorno in cui smettemmo di credere nel bene, nell’umanità, in quel Dio che ha permesso una tale aberrazione. Un giorno in cui tutti abbiamo perso qualcosa. In questo giorno che si erige definitivamente su tutti i giorni che sono stati e su quelli che verranno, nostra figlia è stata prima picchiata ripetutamente sul viso e poi stata trascinata per i capelli in quell’angolo buio, sudicio, impregnato d’orina e nel puzzo di escrementi umani e non, sotto le scale di quel ponte sperduto di una periferia dimenticata.

Quel viso olivastro, dai tratti dolci, tipicamente orientali, dalla pelle setosa, che noi ancora ricordiamo quando era solo di una bimba che giocava contenta ed ignara di tutto il male del mondo e quei capelli spessi e neri, portati lunghi come ad onorare quel dono che pensava avesse ricevuto quasi per grazia e che sarebbe stato un peccato accorciare, modellare e modificare, come se facendolo avesse fatto uno spregio alla natura che glieli aveva regalati.

Come è possibile che siano stati violati da una lurida mano così vile? No, non può essere vero, eppure è proprio il viso di nostra figlia che è stato sfigurato e sono proprio i suoi capelli così belli ad essere stati strappati. Era proprio nostra figlia, dall’animo così semplice e gaio, che giocava spensierata sul prato vicino casa, amata dalla sua famiglia che per lei auspicava un futuro pieno di speranza, una vita piena, anzi, stracolma di gioia, di soddisfazione, d’amore. Ricordiamo ancora il primo giorno di scuola quando col cuore sobbalzante si avventurava con curiosità e con tante aspettative verso la conoscenza del mondo e di sé stessa, mentre noi ci chiedevamo chi sarebbe diventata.

Ancora l’ho davanti agli occhi, con la sua cartella piena di libri che non vedeva l’ora di arrivare e di sedersi al suo banchetto per imparare tante cose nuove. È sempre stata brava e ha sempre meritato tutte le lodi di noi genitori e dei suoi insegnanti.È sempre stata brava e ha sempre meritato tutte le lodi di noi genitori e dei suoi maestri. La nostra casa è ormai fredda e vuota senza la sua calda musica musica che riempiva ogni spazio. I suoi voti sono stati sempre molto alti fino alla fine delle scuole superiori.

Quando ci disse che avrebbe voluto continuare a studiare, promettendoci senza proferir parola, che saremmo stati orgogliosi di lei, non ci lasciammo sfiorare da alcun dubbio. Avremmo compiuto ogni sacrificio necessario per fornirle un’istruzione adeguata e tutte le possibilità che ha sempre meritato. Così facemmo dunque! Abbiamo rinunciato a tante cose ma lei ci ha sempre ripagato con i risultati che ha conseguito. Ah, se solo potessimo tornare indietro e ci lasciassimo afferrare non da uno, ma da mille dubbi! La sua passione e il suo percorso di studi l’ha portata fino a Firenze, la culla del Rinascimento, la città più bella del mondo per come dicono in molti. Pensammo: “Nostra figlia avrà la fortuna di vedere Firenze e le sue bellezze, i suoi capolavori. Cose che noi non vedremo mai, ma che lei potrà raccontarci con orgoglio e fierezza”. Povera figlia nostra che sfortuna che ha avuto a veder Firenze. Sciagurati noi genitori che la mandammo così lontano da casa, che ci fidammo di Firenze, che ci fidammo dell’Italia. Nostra figlia ha sempre avuto la testa sulle spalle, ha sempre convogliato tutti i suoi sforzi nello studio. Perché è dovuto accadere proprio a lei? Nostra figlia è stata picchiata e poi stuprata! Ci hanno raccontato che è successo verso l’una di notte a pochi metri dalla residenza per studenti dove era alloggiata. Stiamo vedendo le immagini e ci chiediamo come sia possibile che quei luoghi siano così bui nonostante ci passino i tanti studenti che lì vivono. Ci dicono che proprio lì sono stati diversi gli avvenimenti violenti che si sono verificati nel tempo: accoltellamenti, molestie, risse. Ma quello che proprio non riusciamo a spiegarci è come sia possibile che sia stato concesso che interi edifici venissero occupati da spacciatori e persone poco raccomandabili proprio accanto a una residenza universitaria.

A volte ci raccontava che rincasando le capitasse che lo sguardo le andasse a finire verso delle scale che costeggiano il marciapiede, interne al benzinaio, adiacente alla residenza per studenti. In più di un’occasione ci ha trovato persone a consumare rapporti sessuali all’aperto già alle otto di sera. Lo stradone è pieno di prostitute africane, spesso anche molto giovani, che sono solite portare i loro clienti proprio sul retro del benzinaio, in fondo a quelle scale che li rendono non visibili a chi percorre in macchina lo stradone, ma gli studenti che passano a piedi sul marciapiede per rientrare a casa li vedono e li sentono bene. Allo stesso modo di come vedono bene tutti i preservativi usati e i fazzoletti sporchi che quotidianamente trovano ogni mattina quando escono per andarea seguire le lezioni. Una volta capitò che dai cancelli della residenza venissero buttate sul prato interno anche delle siringhe sporche di sangue.

Pensammo: “E’ una città.Sono cose che possono accadere, ma almeno siamo sicuri che nostra figlia si trovi all’interno di una residenza universitaria e in ogni posto della Terra, le case per studenti vengono in una qualche misura tutelate e dotate accuratamente di servizi di sicurezza sia per gli spazi che per i ragazzi”.

Il 24 settembre nostra figlia è stata trascinata per strada da un uomo di venticinque anni che tirandola per i capelli l’ha buttata a terra e l’ha stuprata. Ha smesso solo quando ha sentito dei rumori. È fuggito via e nella fuga ha dimenticato di prendere il borsello con dentro cellulare e documenti. È stata lei a chiamare i soccorsi per sé stessa che l’hanno raggiunta alla residenza. Sono poche le parole che da quella telefonata ha poi proferito. Ha compiuto migliaia di chilometri, allontanandosi dai suoi affetti, in cerca di speranza, per trovare il suo futuro. Ciò che ha trovato è stato il male più grosso che le potesse capitare.

Chissà se il suo animo tornerà ad essere di nuovo spensierato e gaio così come la ricordiamo ancora noi, mentre giocava da piccina sul prato vicino casa? Ci fanno sapere che la bestia che ha torturato nostra figlia aveva probabilmente compiuto già atti come questo.

A sentire queste parole la nostra rabbia non può che aumentare. In molti in Italia gridano “A morte lo straniero! Prendetelo e castratelo!”. Noi invece gridiamo che paghi chi pur sapendo che vicino nostra figlia ci fossero delle bestie feroci ha permesso che una di queste si scagliasse contro di lei, deturpandola per sempre. Stiamo venendo a prenderti figlia nostra! Non ti lasceremo mai più andar via. Firenze, l’Italia, il mondo intero non ti merita. Non hanno saputo fregiarsi del gioiello che sei. Sei stata sempre brava, figlia, e noi lo sappiamo. Noi sei tu ad aver perso, bensì sono loro che ti hanno perso! Potevi essere un tesoro anche per loro e come te i tuoi amici studenti. Ma questo non lo sanno, poveretti, e un giorno o l’altro anche loro verranno azzannati da bestie come quella ha fatto del male a te! Sei la figlia di tutti noi e oggi, 24 settembre 2018, è il giorno in cui tutti abbiamo perso qualcosa.

P.M.

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