Ben, in ricordo del viandante gaudente

La scomparsa di Ben è stata un duro colpo per tutto il Campo di Marte , una comunità che non dimentica il suo viandante gaudente.

E’ successo tutto all’improvviso. Ed è stato come essere travolti da un fiume in piena. Andando indietro con i ricordi a quel giorno, c’era come un senso di ansia.

La mattina del primo giorno di questo nuovo anno, nel gruppo Noi di Campo di Marte era stato pubblicato un link che riportava una notizia battuta da diverse testate: un uomo era stato trovato morto all’interno del suo negozio nel viale Fanti a Firenze. Non sapevamo chi fosse. Le ipotesi si sprecavano. Fino a quando nel tardo pomeriggio si è sparsa la voce. Era morto Ben.
Non ci volevamo credere. Io stessa, prima di pubblicare un mio post con la notizia, sono andata al suo locale come facevo ogni giorno. Perché Ben aveva un locale sul viale Fanti, nel tratto tra via Calatafimi e via Maroncelli: La Sovigaud. In quel momento mi sentivo davvero come un viandante gaudente che aveva bisogno di una sosta da lui.
Speravo si sbagliassero tutti. Ero d’accordo con Ben che saremmo andati in serata al suo locale per un brindisi. Sono corsa da sola per vedere poi che La Sovigaud era chiusa. Una signora fuori piangeva e mi ha raccontato che lo ha visto portato via dall’ambulanza. Giuro mi è crollato il mondo addosso. 

A domani Ben

Lui no. All’improvviso così no. Conosco bene la sensazione di perdere qualcuno all’improvviso. La terra ti manca sotto ai piedi. Tutte le parole non dette ti arrivano in mente e vorresti urlarle fuori. Invece non si può. L’ultima cosa che gli ho detto e’ stata “A domani Ben” e la sua risposta è stata “Ti aspetto con Riccardo”.
Quando ho scritto nel gruppo che Ben era morto all’improvviso e ho letto i commenti, ho provato un senso di sollievo perché ho visto che non ero da sola a portare quel dolore..Ero circondata da persone che provavano il mio stesso sentimento…la stessa pena.
Abbiamo cercato di farci forza insieme. Le notizie venivano piano piano diffuse. Abbiamo saputo che l’ultimo saluto al nostro amico sarebbe stato alle Cappelle del Commiato. Non ci sono andata per mille motivi. Uno su tutti: vederlo nella bara era troppo. Molto più di quello che potevo sopportare.
Saimir, il fratello di Ben, organizzò dopo qualche giorno, un brindisi nel locale la Sovigaud in cui sono andata senza mio figlio. Li ho pianto. C’erano anche tanti bambini perché Ben ci sapeva fare con loro. Era speciale.
Mio figlio irrompeva nel suo locale come una furia. Felice. Si sentiva a casa. Non so quante volte ha bloccato la cassa a forza di premere i tasti. Ben non si arrabbiava mai. Ridevano insieme. Giocavano insieme, d’altronde Riccardo lo conosceva da sempre.

La sosta del viandante gaudente

La Sovigaud: la sosta del viandante gaudente. Un locale pensato da Ben. Mai esagerato, molto rilassante. Gentile: come il proprietario. I vini migliori li ho assaggiati lì. Ben mi ha fatto scoprire gusti e sapori nuovi anche se io, appassionata di bollicine, guardavo con fare sospettoso ogni bottiglia che mi proponeva. Aveva ragione lui. Eravamo arrivati al punto che non gli dicevo mai cosa volevo. Lui guardava il mio viso e pensava al calice giusto. Andavo via dalla Sovigaud in pace con me stessa. Un buon calice di vino ed una bella chiacchierata erano la cura giusta.
Anche quella sera del primo gennaio, dopo aver visto che la Sovigaud era chiusa, ho pensato che ci voleva il suo vino giusto che ci voleva semplicemente lui.
Invece lui non c’era più. Volato via come un soffio del vento nella notte di Capodanno.
Il senso di annientamento che non mi ha abbandonato per settimane. Mio figlio che passava davanti al locale di Ben e voleva entrare. guardava all’interno incapace di capire. Spiegarglielo era impossibile. Neanche io capivo.

Per Ben

Mi sono svegliata una mattina ed ho pensato che qualcosa di Ben doveva restare al Campo di Marte. La sua presenza gentile, mai invadente, sempre col sorriso si meritava di essere ricordata.
Ho pensato ad un albero del giardino. Di dedicarlo a Ben ed ho proposto la mia idea al gruppo Noi di Campo di Marte. Se era una cosa senza senso lo avrei accettato…invece gli iscritti del gruppo hanno risposto con una partecipazione e una vicinanza tali da farmi commuovere. La mia idea è diventata la loro. L’albero di Ben e’ diventato una cosa fondamentale. Una cosa desiderata.
Grazie all’Ufficio del Verde del Q2 e’ diventata una realtà. Grazie al dottor Puleri abbiamo intitolato un albero a Ben. E’ stato piu’ difficile azzeccare la targa commemorativa che avere il consenso del quartiere. Ma alla fine ci siamo arrivati. La nuova targa sostitutiva di quella in plexiglass e’ stata posizionata in una calda sera di agosto dal mio compagno Lorenzo alla presenza mia e di nostro figlio. L’albero di Ben si trova ai giardini, dopo l’area cani, in corrispondenza di via Maroncelli.
Gli iscritti del mio gruppo mi hanno contattato sia in pubblico che in privato. Volevano contribuire alla spesa della targa in ottone e darmi dei soldi. Prenderli per me significava portare avanti il ricordo di Ben. Tenerli per me non era proprio contemplato perché volevo rimanesse ancora qualcosa.
Quindi, con il gruppo, abbiamo deciso di andare oltre. Con un sondaggio tra varie organizzazioni a tutela dei bambini abbiamo scelto la Fondazione Meyer. Le offerte libere per la targa commemorativa stanno continuando ad arrivare e quando la raccolta sarà completata sceglieremo il reparto dell’Ospedalino a cui devolvere la somma. In memoria di Ben.
In tutto questo io devo ringraziare il gruppo Noi di Campo di Marte. Sono loro gli artefici e i promotori di tutto questo. L’amore, la vicinanza e la fiducia che mi hanno dato in tutto questo sono commoventi. Sono valori che, con il gruppo, speriamo di diffondere a più persone possibile.

Ben. Qualsiasi aggettivo o definizione è riduttivo. Un uomo per bene, un amico, un fratello. Ancora non riesco a capacitarmi che non ci sia più. Era una di quelle sicurezze che nella vita ricerchi..un porto sicuro in cui cercare riparo. Siamo stati fortunati a conoscerlo. Lo abbiamo perso troppo presto in una notte in cui in cielo c’era un bellissimo fenomeno astronomico. La Superluna. Ma Ben non verrà mai dimenticato da chi gli voleva bene e non perché esiste un albero con una targa a lui dedicati.

Ben non verrà mai dimenticato perché le persone cosi non le perdiamo mai. Le portiamo con noi ed in noi. E Ben e’ un pezzo della nostra vita. Un pezzo del Campo di Marte che, per breve tempo, e’ passato nelle nostre vite e che ha lasciato un segno incancellabile.

Grazie Ben.

Ed un ringraziamento al gruppo Noi di Campo di Marte per il grande apporto dato in questa ed in altre occasioni. Vi ringrazio di esistere. Il Campo di Marte vive e porta avanti il ricordo di tutti quelli che hanno solcato le nostre strade e che ora non ci sono più. Tutti loro meritano di essere ricordati e lo faremo.

Chiara Giovannini

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