Fontallerta: Chiara racconta la villa di viale Righi

“Niccolò Cornacchini fu nostro cittadino e ricco uomo, e tra l’altre sue possessioni una bella n’ebbe in Camerata, sopra la quale fece fare uno orrevole e bello casamento, e con Bruno e con Buffalmacco che tutto gliele dipignessero si convenne; li quali, per ciò che il lavorio era molto, seco aggiunsero e Nello e Calandrino, e cominciarono a lavorare.”

Decamerone


Così viene descritta la Villa di Fontallerta, situata al civico 60 del viale Augusto Righi. Già l’ingresso, con il grandissimo cancello, è ricco di particolari molto interessanti. Il pozzo del 1700 alla destra dell’entrata per esempio. Una colonna in stile neoclassico dentro la quale c’era una corda ed un secchio per attingere l’acqua che arrivava fresca e pura dalla collina.
Lateralmente all’ingresso, sulla sinistra, vediamo una piccola costruzione che faceva sempre parte della villa. Una casetta sul cui lato destro appare la scritta “portiere” mentre sul lato sinistro custodisce un tabernacolo con un’incisione: “Defecit in dolore anima mea (Nel dolore si consuma la mia anima, Salmo XXXMDCCCXXXII“.
Arriviamo al grande cancello di ingresso alla villa. Una targa con inciso Rasponi e  vicino una con scritto Fontallerta. Il grande cancello si apre su un viale alberato, molto emozionante da vedere dal vivo, che in salita e inerpicandosi tra gli alberi, ci conduce alla villa, passando prima da una bellissima casa, che era una colonica del podere di Fontallerta.
Boccaccio la definisce la collina di Camerata perché tutta la collina dall’Affrico al Mugnone, porta questo nome, la cui origine non è ancora del tutto chiara.
Ci sono due ipotesi:
  • il nome deriva da Camarte o Ca’ Marte, ossia la casa di Marte perché anticamente vi sorgeva un tempio romano dedicato al dio della guerra;
  • secondo Giovanni Villani, cronista, il nome deriva da Camartino, un condottiero romano che avrebbe posto il campo in queste colline per poi muovere verso Fiesole.
In effetti alcuni ritrovamenti di un campo trincerato vennero alla luce, anche se poi sono stati classificati come opere difensive medievali poste dai Fiorentini sotto la collina di Fiesole.

Le Fulloniche

Ci muoviamo ancora sul viale alberato che ci conduce verso la colonica e la grande villa. Proprio vicino alla colonica furono fatte delle scoperte importantissime nel 1868. Dei veri e propri stabilimenti per la preparazione, lavorazione e la tintura della lana. Questi stabilimenti, che per lo più erano a conduzione familiare, si chiamavano Fulloniche, che avrebbero preceduto i bei fasti dell’Arte della Lana. 
In varie parti di Firenze sono state trovate queste strutture, ma lo stato di conservazione di quelle trovate a Fontallerta sono veramente stupefacenti. Le fulloniche sono vere e proprie vasche (più di una), rivestite con uno speciale rivestimento impermeabile,  in cui veniva trattata la lana. Sgrassamento, lavaggio, tintura contenuta in vari trogoli in cui erano deposti tantissimi colori, terrazze di asciugatura. Una vera e propria catena di montaggio.

Niccolò Cornacchini

Proseguiamo la passeggiata e, superando la colonica, arriviamo alla Villa. Le prime notizie ci arrivano proprio dal Boccaccio, che descrive come questo Signore, Niccolò Cornacchini, nel ‘300, ne fece una casa sontuosa. La villa in sé e per sé è antichissima. Forse etrusca e poi romana.
Il Cornacchini la rese una villa stupenda, in cui si pensa che abbiano dipinto Buffalmacco e Calandrino, contemporanei di Giotto. Nel 1400 la villa passò alla famosissima famiglia di pittori Gaddi, che la tennero per tre secoli ampliandola e abbellendola anche con dipinti di Taddeo e Agnolo. Un intervento bellissimo e significativo arrivo nel tardo 500, quando fu ideata e costruita la loggia, tuttora esistente, e facente parte della nuova facciata. Pare che il progetto di questa sia da attribuire niente meno che a Bartolomeo Ammannati. Nel 700 Sinibaldo Gaddi fece ricavare al posto del cortile, un ampio salone da ballo. Sulla parete che chiudeva l’unico lato aperto del cortile si realizzò la facciata nuova, che si raccordava alla loggia.
L’ultima aggiunta venne espletata nel diciannovesimo secolo, quando, lungo la facciata est, venne realizzato un edificio longitudinale che aveva la funzione di stalla e scuderia al piano terra e come alloggio per la servitù al primo piano.

Dal Conte Pasolini ai Rasponi

Nel 1850 la villa fu acquistata dal Conte Pasolini, che decise di chiudere l’accesso alla villa che prima era da via di Camerata, facendo costruire quello attuale dal viale Righi.
Col nuovo accesso la via di Camerata perse l’utilità e fu chiusa fino a villa La Fiaccherella (una dépendance della villa principale), da dove venne fatta partire la nuova via Lapo Gianni che arriva fino a San Domenico di Fiesole. Dell’antico percorso restano tuttora visibili alcuni resti nel muro di cinta a lato del giardino. Successivamente la villa passò agli attuali proprietari, la famiglia Rasponi.
Quello che appassiona di tutta la zona è il fatto che non è così conosciuta come può sembrare. Il carico di storia che è presente su tutta la collina che sovrasta il viale Righi è immenso. E i segreti sono molti.
Ci sono aspetti molto interessanti. Innanzitutto le fulloniche presenti a Fontallerta avevano bisogno di parecchia acqua per essere mantenute in attività. Due fiumi scorrevano, e scorrono tuttora in questa zona che abbiamo approfondito. Il ruscello di Fontallerta, alle cui sorgenti i “fulloni” trattavano la lana, e il Fosso San Gervasio, che nasce sulla Collina di Camerata ed in cui sfocia il ruscello della nostra Villa. Incredibile ma vero, entrambi esistono ancora ma sono invisibili ai nostri occhi purtroppo.
Un altro aspetto semi sconosciuto riguarda sempre il viale Righi.
Percorrendolo dal suo inizio dopo la piazza Edison, sulla sinistra notiamo dei villini moderni, che successivamente lasciano spazio ad una bella campagna coltivata a viti e a olivi, leggermente rialzata rispetto al piano stradale.
Come è possibile? La storia si mischia e diventa un tutt’uno con la leggenda. Dobbiamo andare a ritroso, ad una delle pagine più buie della storia della nostra città: la peste del 1348. Lo stesso Boccaccio ne parla nel suo Decamerone e riassumendo possiamo dire che la violenza spaventosa con cui colpì la città fu sconvolgente. La peste si portò via circa centomila persone nella sola Firenze.
Purtroppo aumentando i morti, le degne sepolture non erano più possibili, e quindi si decise di gettare i cadaveri in fosse comuni. Sembra proprio che la sopraelevazione di cui vi ho accennato riguardi proprio questa triste storia.
Pare accertato che in quel punto del viale Righi, nel 1348, furono gettate in una fossa comune circa diecimila persone morte per la peste.
Naturalmente sono passati secoli e secoli…ma è una storia da raccontare. E in questo quartiere splendido di storie da raccontare ce ne sono tantissime!

Chiara Giovannini

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