Cosa stiamo sbagliando?

Cosa stiamo sbagliando? Cosa spinge un ragazzino, troppo piccolo per rendersi pienamente conto del rischio che sta correndo e troppo grande per non essere cosciente della bruttezza del suo gesto, a imbrattare il muro intatto della parrocchia di quartiere? Come tutto ciò che accade nella realtà che ci circonda e di cui riusciamo ad avere percezione, anche questo stupido atto rientra in un semplice schema deterministico di causa ed effetto. Perciò proviamo ad ipotizzare, cercando di non cadere nei soliti luoghi comuni, le cause che hanno armato, in una buia notte estiva di una desolata periferia, questa “insulsa mano” con una bomboletta di vernice blu. In molti griderebbero <<Colpa dei genitori!>>, altri <<E’ la scuola a non essere in grado di inculcare i veri valori!>> altri ancora <<Colpa di amicizie sbagliate>> o anche <<dei falsi modelli>>. In parte, e sicuramente non in maniera così semplicistica, potrebbero avere tutti ragione, ma provando ad essere meno perentori e un po’ più logici viene da pensare che ciò che si tratta male è ciò che non si ama e che quindi non si rispetta e non si tutela.

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Forse ciò che manca è proprio quel senso di appartenenza ad una comunità, fatta di persone pronte a sostenersi le une con le altre, pronta ad offrire un mutuo soccorso lì dove occorre. Una comunità che infonde negli animi delle persone che ne fanno parte un senso di sicurezza e protezione che spesso le istituzioni non sanno dare; una comunità forte e coesa è quella che si muove per promuovere il bello e l’aggregazione che la caratterizzano e sa reagire quando viene colpita e deturpata.

Siamo a Bellariva e il muro fotografato è quello della parrocchia di Sant’Antonino a Bellariva, la quale è parzialmente inglobata all’interno degli omonimi giardini. Una parrocchia relativamente giovane che si è sviluppata, nella seconda metà del ‘900 parallelamente al forte aumento demografico della zona, e che ora è condotta dal parroco Don Faliero con l’aiuto del più giovane Don Stefano. Tante sono le attività che qui vengono organizzate per i bambini, i quali possono godere anche di un ampio chiosco interno con tanto di porte da calcio e biliardini oltre che di un grandissimo salone interno inizialmente pensato come sala proiezioni. La chiesa ospita un affresco la ‘Moltiplicazione dei pani e dei pesci’ di Raffaellino del Garbo e,  nell’abside centrale, la sinopia del Madonnone (affresco di Lorenzo de’ Bicci e figlio la cui copia è situata in via Aretina, dove è sempre stato, mentre l’originale è ora visitabile nella chiesa di San Salvi). Non tutti sanno che la gigantesca sinopia fu traslata all’interno della chiesa in un unico blocco. Don Faliero ancora ricorda la preoccupazione con la quale avvenne l’intera operazione. Purtroppo, in tempi recenti, il Madonnone di via Aretina, al quale gli abitanti di zona sono molto legati e che dà anche il nome al rione in cui è collocato, è stato deturpato, se non addirittura sfigurato, dall’installazione di una centralina della fibra ottica a ridosso della cappella. A poco sono valse le lamentele dei cittadini e dell’amministrazione di quartiere (ne parleremo in modo più dettagliato nei prossimi articoli).

Lo scarabocchio sul muro della parrocchia non è l’unico atto di vandalismo che durante l’ultimo mese questo quartiere ha subito. E’ giusto rendere note anche la rottura delle panchine in legno appena installate all’interno del giardino in riva all’Arno sul lungarno Aldo Moro, i cui lavori di riqualificazione dal costo di circa 450000 euro sono terminati da circa tre mesi, e l’asportazione di un paio di altalene in ferro dall’area giochi sempre interna ai giardini di Bellariva.

P.M.

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