Galdiolo cuore viola

La Fiorentina raccontata dal Campo di Marte. Ci saremo prima e dopo la partita, ma daremo uno sguardo anche al di là del campo, magari strizzando l’occhio al passato. Perché la Viola è il cuore pulsante di questa città e del nostro Quartiere. E il suo battito, e il suo profumo, si sentono dappertutto.

La morte di Giancarlo Galdiolo, avvenuta la settimana scorsa, ci ha riportato di colpo indietro nel tempo. Agli anni Settanta e a un gioco che, visto con gli occhi di oggi, appare quasi preistorico. Un calcio con poche immagini, narrato più che visto, un calcio soprattutto radiofonico. Chi lo raccontava doveva per forza essere un cronista dotato di grande fantasia, un genio. Uno come Sandro Ciotti, per esempio, che parlava di “ventilazione inapprezzabile” e di “campo per destinazione”. Oppure uno come Enrico Ameri a cui era affidato il campo principale, quello con la partita più importante, e quindi dagli altri cronisti era tutto uno “scusa Ameri”. Un calcio che si giocava solo la domenica pomeriggio. Un calcio dove esisteva solo la marcatura a uomo, di cui Galdiolo, noto anche come Badile, era uno degli interpreti migliori. Un calcio povero, quasi eroico, che non faceva mai annoiare. Un calcio soprattutto per sognatori. Un calcio che sta scomparendo, con i suoi figli migliori.

Duccio Magnelli

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