Paolino racconta: il Campo di Marte in guerra

Storie familiari che sono storie di un vissuto collettivo: la grande Storia che si intreccia con le storie di uomini comuni. Paolo ne parlerà in presa diretta. Con ricordi ora più sfumati ora più vividi. Questa storia di storie parte da quella tragedia della guerra che travolse la comunità del Campo di Marte e l’intero Paese.


La Guerra, la seconda Guerra Mondiale vissuta dai miei genitori è intrisa di mille e mille ricordi che noi figli ci ricordiamo (purtroppo) a sprazzi e che a volte non sappiamo neanche come ricostruire e mettere in fila temporalmente.

Il ricordo più antico della mia famiglia, per quanto riguarda il capitolo delle guerre, è quello riportatomi dalla mamma. Lei a sua volta raccontava un ricordo della nonna Ida che, parlando di parenti giovani soldati morti nella Grande Guerra (così veniva chiamata la Prima Guerra Mondiale, avanti che ci fosse la Seconda) raccontava di un suo zio forse Barbieri Guido che, andato al comando militare di Fiesole per avere notizie del figlio disperso in guerra, era stato messo al corrente della sua morte in maniera molto fredda e, consegnatogli i pochissimi oggetti personali del figlio che erano riusciti a racimolare, gli avevano, anche, pagato 20 lire d’argento a mo’ di rimborso morale. L’uomo una volta a casa, apparentemente in trance, si sarebbe seduto al tavolo, con i familiari attorno in attesa di notizie, le quali,dalla faccia dell’uomo,non potevano che essere cattive, abbandonandosi ad un unico commento: “Ecco qua!” disse tirando fuori dal panciotto le 20 lire “M’hanno ripagato il figliolo” e, lasciandole cadere sul tavolo morì all’istante di crepacuore.

La mia mamma, Vittoria da ragazza ha assistito alla fucilazione, sotto lo Stadio in costruzione, di Cinque ragazzi di poco più di vent’anni. Cinque giovani di campagna che di politica non si erano mai occupati. Semplicemente non volevano arruolarsi nell’esercito della nuova Repubblica Sociale Italiana.

La mia mamma Vittoria da ragazza ha assistito alla fucilazione, sotto lo Stadio in costruzione, di Cinque ragazzi di poco più di vent’anni

Chi aveva la mamma gravemente ammalata e voleva restarle accanto. Chi semplicemente di guerra non ne voleva sapere. 

Fucilati davanti ad una schiera di reclute terrorizzate e davanti agli abitanti del Campo di Marte trascinati a forza a vedere lo spettacolo terribile del plotone che non voleva sparare e dei cinque disgraziati che urlavano disperati “Mamma! Mamma!”. Due di loro non morirono subito e le loro urla di dolore furono fatte cessare dallo spietato torturatore fascista Mario Carità. 

I loro nomi rimangono nella memoria come “I martiri del Campo di Marte” insieme all’esecuzione di: Guido Targetti, Antonio Raddi, Leandro Corona, Ottorino Quiti e Adriano Santoni. 

Rimangono i ricordi di Guerra di “Vaschino” che mi raccontava dei bombardamenti degli alleati prima e dei tedeschi dopo l’8 settembre.

Raccontava così il Babbo: “Ci sdraiavamo nei terrapieni o lungo gli argini dei fiumi se, venivamo sorpresi dai bombardamenti, troppo lontani dai rifugi (che poi…rifugi per modo di dire…perché se ci fosse cascata una di quelle bombe sopra…Amen).”

Spesso venivano bombardati obiettivi strategici come ponti ma, soprattutto ferrovie come la Stazione ferroviaria del Campo di Marte dalla quale partivano anche molti mezzi militari destinati al fronte.

“Una volta” raccontava Vasco, “disteso lungo l’Affrico, molto vicino alla stazione del Campo di Marte dopo aver sentito un’enorme deflagrazione vidi passarmi sopra la testa alcune verghe divelte dalla vicina ferrovia”

Nella stessa posizione dalla quale aveva assistito a quell’orrendo spettacolo mi raccontava anche: “Le bombe le vedevo proprio sganciare dai bombardieri Alleati e, quando venivano giù a grappoli addirittura potevo vedere le scintille che venivano provocate dalle stesse quando, ancora in volo, tendevano a sfregarsi tra loro”.

A questo punto del racconto le mie domande da ragazzino curioso vertevano sul fatto che, se il babbo era stato così vicino a quelle bombe (addirittura sotto come raccontava), com’era stato possibile che non l’avessero investito le esplosioni? Giustamente,mi spiegava Vasco, proprio il fatto di essere esattamente al di sotto del Bombardiere era una sicurezza che, per via del moto dell’aereo e soprattutto dei venti in quota, le bombe non sarebbero mai potute cadere esattamente sulla verticale dell’aereo.

Infine, parlando della poca sicurezza degli scantinati dei rifugi dell’epoca mi raccontava di quando, da fidanzati con la Mamma, avevano cercato rifugio in quello che oggi è viale Terenzio Mamiani al Campo di Marte. Sorpresi da una sirena dell’allarme aereo si erano buttati nel Primo rifugio a sinistra della strada mentre, diversi loro amici gli urlavano di andare in quello più comodo, sull’altro marciapiede. Appena finito il bombardamento Vasco e la Vittoria avevano potuto constatare che l’altro rifugio era stato raso al suolo.

Paolo Sorelli

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: